Osservazione e valutazione

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Osservare non è la stessa cosa che guardare. Sentire non è la stessa cosa che valutare.

Guardiamo ogni giorno cose diverse, nel senso che le vediamo, ne percepiamo le immagini, ma raramente le osserviamo, ovvero ne cogliamo le sfumature di significato, le emozioni, i messaggi non detti a parole.

Spesso ciò che guardiamo lo valutiamo e lo commentiamo, tentando di dare una spiegazione, di comprenderne il significato. A partire dalla informazioni che abbiamo noi, nella nostra testa, non a partire dalle informazioni che ci giungono dall’osservare.

Dal meccanismo guardare-valutare nascono le più grandi incomprensioni, mentre dall’osservare-sentire possono fiorire grandi scoperte.

Come si fa ad osservare? Semplice: ci si concentra su ciò che i nostri occhi stanno, di fatto, guardando, spostando l’attenzione dal dialogo mentale sempre attivo, a ciò che c arriva come sensazione.

Non è un processo subito facile, ma ci si può allenare. Esatto, separare l’osservazione dalla valutazione è tutta questione di concentrazione, di allenamento a spostare l’attenzione da un punto di vista interno ad un punto di vista oggettivo, centrato su ciò che ci arriva dall’esterno.

Sull’argomento, ho trovato una graziosa poesia-filastrocca di Ruth Bebermeyer che vi riporto qua. Rende bene l’idea.

Buona lettura, buon allenamento!

 

Non ho mai visto un uomo pigro;

ho visto un uomo che non ha mai corso

nei momenti in cui lo osservavo

un uomo che talvolta faceva un sonnellino

tra pranzo e cena

e che rimaneva a casa in un giorno di pioggia.

Ma non era un uomo pigro.
Pensateci, lui era un “uomo pigro”

o faceva soltanto cose che definiamo “pigre”?

 

Non ho mai visto un bambino stupido;

ho visto un bambino che talvolta ha fatto

cose che non ho compreso

o cose che non avevo previsto.

Ho visto un bambino che non aveva visto

gli stessi luoghi dov’ero stata io,

ma non era un bambino stupido.

Pensateci, lui era un “bambino stupido”

o soltanto sapeva cose diverse da quelle che sapete voi?

 

Ho guardato il più intensamente possibile

ma non ho mai visto un cuoco;

ho visto una persona che mescolava

ingredienti che poi avremmo mangiato,

una persona che girava una manovella

e sorvegliava il forno.

Ho visto queste cose ma non ho visto un cuoco.

Ditemi, se guardate, vedete un cuoco

o qualcuno che fa delle cose che chiamiamo cucinare?

 

Quello che altri chiamano pigro

altri lo chiamano stolto o bonario.

Quella che chiamiamo stupidità

altri la chiamano una diversa conoscenza.

Così sono giunta alla conclusione

che se riusciamo a non mescolare ciò che vediamo

con quella che è la nostra opinione

ci salveremo dalla confusione.

E questo, io lo so,

è ancora soltanto la mia opinione.

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