Dedicato a Sofia: il mondo (apparentemente) silenzioso dei gatti

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“Non posso mentire al mio gatto, sa sempre cosa provo e se faccio finta di nulla diventa aggressivo, mi graffia! Quando rientro a casa posso aver dissimulato tutto il giorno il mio stato d’animo, ma quando entro e lui mi guarda non mi resta altro da fare che ammettere come sto” Samuel convive con Piero, un magnifico, saggio, gatto nero, che si innervosisce o rilassa secondo la “trasparenza” di Samuel verso se stesso.

“Ho voltato un attimo la testa” racconta Sergio, istruttore di equitazione naturale, che condivide il luogo di lavoro con otto gatti ex randagi, ” ho intravisto con la coda dell’occhio un movimento, mi sono voltato di nuovo … e la fetta di prosciutto cotto che avevo appena steso sul mio panino non c’era più. I gatti sono affascinanti quanto i cavalli, senza però la loro disponibilità a mediare con i miei interessi … e il mio cibo!”

“E’ così particolare nei gusti” dice Sonia “ma sa farmi capire benissimo cosa le va e cosa non le va. Non saprei dirti di preciso come, e non prendermi per pazza se lo dico, ma è lei che ha addomesticato me”

“Erano i suoi ultimi giorni … non era vecchia, ma non stava bene. Me lo ha fatto capire, in ogni modo, e solo quando io, in lacrime, le ho detto “fai ciò che è giusto per te” lei, poche ore dopo, mi ha guardata e ha chiuso gli occhi. Non avrei potuto chiedere maggior rispetto e amore da lei, ma è così doloroso.” Cristina non ha difficoltà ad accettare la scomparsa della sua gatta, ma l’assenza è enorme.

Si parla molto di cani in questi tempi, come vivono con noi, come si educano, come comunicano. Il cane, essere che è si è evoluto con l’uomo … e il gatto? Silenzioso ma presente, c’era e c’è anche lui in questa coevoluzione. Ancora oggi un mondo da scoprire il suo, è stato definito “asociale”, eppure molte gatte crescono i loro cuccioli in gruppo e tantissimi soggetti si rendono disponibili a condurre vite molto al di fuori della “asocialità”. I gatti vivono con noi, in casa, spesso condivisa anche con altri animali, propri simili o di altre specie.

Il linguaggio dei gatti è essenziale ma chiarissimo. Lo sguardo del gatto è espressivo delle richieste che ha da fare, i suoi movimenti lasciano intendere gusti e preferenze e sebbene anche con loro si possa correre il rischio di interpretare in modo errato, il gatto è bravo a ricondurci al messaggio giusto. Tollerano molto, tollerano poco: sono disponibili ad accogliere l’altro ma pretendono che le loro necessità siano rispettate. Non pensiamo nemmeno di insegnar loro a fare qualsiasi cosa non rientri in ciò che essi per primi vogliono fare. Tranne rare eccezioni, mi sono spesso immaginata la scena di un gatto a cui si voglia insegnare a saltare o correre su richiesta: me lo vedo far pipì sugli attrezzi o osservare con sguardo indignato e pietoso l’umano che tenti tale impresa. Possono essere dei grandissimi maestri della “Legge del Permettere”: un gatto sa, cosa permette e cosa no. Sa quali spazi vuole e sa come farli rispettare, sa cosa si sente di affrontare e cosa vuole evitare.

Ricercatori della Edinburgh University hanno individuato, tra tutti i felini, delle similitudini tra gatti e leoni. Le due specie possiederebbero infatti “una marcata tendenza alla dominanza, impulsività e nevroticismo, assieme a una certa dose di giocosità, socialità, eccitabilità e imprevedibilità di comportamento”. E se il leone è il “re della foresta” perché non potremmo pensare che il gatto sia il “re della casa”. E’ collaborativo, sensibile, attento, affettuoso in modo garbato, mai eccessivo ma sempre presente. Non possiamo insegnare ai gatti ad essere come noi vogliamo (cosa che, purtroppo, talvolta avviene con i cani), ed è vero che possono essere imprevedibili, tanto che spesso ci ritroviamo ad essere noi come i gatti ci chiedono di essere. Niente finzione quindi con i gatti, la convivenza con loro ci vuole spontanei e attenti.

Perché è vero che ci sono gatti estroversi e introversi, ci sono gli attivi e i pigri, ci sono i curiosi e gli indifferenti, ma ciascuno di loro rappresenta un mondo più sottile rispetto a molti animali che condividono le loro vite con altri esseri viventi. E ciascuno di loro crea un’impronta nelle nostre vite così impercettibile, ma così profonda, che è difficile distinguerla dalle nostre stesse impronte. I gatti sono magici? Forse, di sicuro sono ciò che gli riesce meglio essere: affascinanti e coinvolgenti.

A differenza di tanti pregiudizi che resistono ancora sul loro conto, i gatti sono dotati di eccezionali doti relazionali ed affettive con cui possono non solo essere dei magnifici compagni ma anche dei grandissimi maestri di vita emozionale. Il loro mondo è lo stesso di cui spesso ci dimentichiamo: quello del rispetto di se stessi e del proprio volere e valore, espresso in armonia con quello degli altri. Non si ha che da imparare, oltre a godere della loro aMICIzia.

Questo articolo è nato pensando a Sofia, che ha lasciato la dimensione materiale di questa esistenza qualche giorno fa. La sua assenza si fa sentire come e più della sua presenza, per chi l’ha amata. Non c’è vero distacco dove c’è ricordo e affetto ma la perdita della relazione diretta è una fase molto difficile da affrontare.

Non ho conosciuto Sofia ma so, conoscendo la sua compagna di vita umana, quanto possa essere stata speciale. Grazie Sofia per aver arricchito la vita di Patrizia, grazie a tutti i tuoi simili per ciò che ci permettete di vivere.

“I gatti sono stati messi al mondo per contraddire il dogma, secondo il quale tutte le cose sarebbero state create per servire l’uomo” Paul Gray

“Non si possiede mai un gatto. Semmai si è ammessi alla sua vita, il che è senz’altro un privilegio” Beryl Reid

 

 

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