So che questo articolo non sarà gradito …

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… da tutte quelle persone che possiedono animali e che forse leggendo si rivedranno in alcuni comportamenti, ma scrivo con l’intento di fornire spunti di riflessione. Poiché infatti abbiamo un cervello che pensa e ragiona in ogni momento, proviamo a dargli spunti di riflessione funzionale e stimolante.

In quanti instaurano con l’animale una relazione autentica? E cosa significa relazione autentica? Ognuno ne avrà sicuramente la propria idea e definizione, ma per come la intendo io è uno scambio tra esseri viventi basato sul riconoscere le caratteristiche individuali l’uno dell’altro (o altri) ed avere come obiettivo il benessere comune e la libera espressione comunicativa.

In questo momento storico, caratterizzato da relazioni umane basate sui vincoli creati dalle aspettative e dalle pressioni sociali basate su modelli standardizzati di comportamento e mentalità, troppo spesso l’animale diventa per l’umano lo “strumento”, il “mezzo”, più comodo per realizzare parti di se stesso. Moltissime persone sacrificano l’espressione delle proprie idee e opinioni, del proprio volere, ma anche la verità sui propri stati d’animo, in nome dell’appartenenza e dell’accettazione ad un gruppo, ad uno status, per non essere criticati, per sentirsi “uniformati”, “accettati”. E’ sicuramente un antico istinto quello che ci porta ad uniformarci ad un gruppo, il punto è che per ogni individuo esiste il gruppo di appartenenza più consono e coerente alle caratteristiche individuali. Se sei catus non puoi vivere tra le rose solo perché hai intravisto qualche spina. L’ape non vive con l’aquila solo perché entrambe volano. E così, per ognuno la ricerca dovrebbe essere volta innanzitutto a chi condivide elementi di vita importanti, non a snaturarsi per uniformarsi.

Quello che accade è che sull’animale vengono proiettati bisogni ed aspettative di realizzazione personale: “farsi obbedire”, “dimostrare dominanza”, “avere il controllo”, “addestrare all’obbedienza”, “conseguire premi e risultati”, “eseguire attività performative e competitive”, divengono occasioni e pretesti di tortura e prevaricazione quando usati col solo obiettivo della soddisfazione personale. L’animale è un individuo. Con proprie caratteristiche, bisogni, emozioni e pensieri. Laddove gli venga proposta un’attività, un’esperienza, e soprattutto una convivenza, non si può prescindere dal prendersi cura di quella individualità animale. Anche perché riflette la nostra stessa parte istintiva: l’essere umano, pur con l’uso della mente razionale, risponde a bisogni ed emozioni basilari.

La comodità è data dal potersi facilmente deresponsabilizzare nei confronti dell’animale: lo si può rinchiudere, legare, costringere, condizionare, convincere, obnubilare nel pensiero, abbandonare; si può affermare che “non capisce”, “ha problemi comportamentali”, “non è adatto”, “ha un caratteraccio”, “fa i dispetti”. Noi invece, siamo a posto. E per sostenere tali illusorie convinzioni vengono create (anche in buona fede, sorretta dal non porsi domande particolari) delle spiegazioni illusoriamente razionali del tipo “lo faccio per il suo bene”, “sta bene”, “sta più comodo” e chissà quant’altro. Magari ho di fronte un animale teso, impaurito, inespressivo, immobile … ma riusciamo a convincerci che “sta bene, è fatto così”.

Le vite degli animali domestici vengono gestite interamente da chi li adotta: cosa mangiano, quando escono, dove vivono, quali esperienze fanno. E soprattutto: qual è il loro scopo/utilizzo nelle nostre vite. Che ogni persona ami il proprio/i animale/i non è messo in dubbio … ma ciò non toglie che l’individualità dell’animale venga troppo spesso messa in disparte poiché non abbiamo ancora sviluppato quella mentalità responsabile che se ne prenda cura.

Una relazione autentica è possibile quando ogni individuo che la compone è cosciente e presente alle proprie emozioni, consapevole e coerente con i propri obiettivi, e non intesse relazioni che delegano all’aspettativa sull’altro la propria soddisfazione ed il proprio benessere.

Qualsiasi cosa vogliamo fare con gli animali assicuriamoci di essere coerenti con le intenzioni che ci muovono. Evitiamo di mascherarci da proprietari premurosi, che agiscono per il bene dell’animale. Siamo sinceri con ciò che vogliamo fare e ammettiamo a noi stessi quali mezzi utilizziamo per arrivare all’obiettivo. Se non sappiamo da dove partire per riflettere, ecco alcune domande che è sempre possibile porsi:

– ciò che chiedo all’animale è di suo interesse? come so che è di suo interesse?

– ciò che chiedo all’animale è utile per lui? come so che è utile per lui?

– ciò che chiedo all’animale è di mio interesse? perché?

– ciò che chiedo all’animale è utile per me? perché?

– come mi sento durante le attività che svolgo con l’animale? mi sento così anche in altri momenti? quali?

– cosa cerco nella relazione con l’animale?

– cosa voglio realizzare con la collaborazione dell’animale? chiedo o impongo tale collaborazione? In che modo?

– come risponde l’animale alla mia richiesta di collaborazione? quali comportamenti mi offre?

– quali sono le mie caratteristiche: elencare dieci miei pregi/talenti

– quali sono le caratteristiche del mio animale: elencare dieci suoi pregi/talenti

Le relazioni sono fatte da individui e ogni individualità ha pieno diritto ad esprimersi per chi è e non per come altri vogliono che sia. Nessuno vuole essere schiavizzato o sottomesso, sebbene troppo spesso accada e si crei pure una malsana abitudine … ma dentro di noi lo sentiamo che qualcosa non va.

Ciò che accade con gli animali avviene spesso parimenti anche con i bambini: molto è basato sull’aspettativa, col ricatto implicito “ti voglio bene se”, “mi fai contento quando”. Ammiro molto i genitori e gli adulti responsabili che escono da questo meccanismo e fanno di tutto per osservare e far esprimere l’individualità dei bambini.

L’animale (e il bambino) è in fondo lo specchio di ciò che facciamo innanzitutto a noi stessi.

Non ci permettiamo di essere felici? Cerchiamo di riempire la vita di qualcun altro di cose belle, col rischio di deformarne la visione della realtà e divenire soffocanti.

Pensiamo di non aver diritto di essere amati? Cercheremo forse la performance competitiva così da dimostrare che valiamo per meritare quell’amore di cui ci sentiamo immeritevoli.

E molto altro c’è …

Invece di affrontare gli aspetti importanti, critici, in ombra, dentro di noi, mettiamo attenzione ed energia nel modellare a nostro piacimento la vita di un animale che, di per sé, vorrebbe solo vivere serenamente. E che sa benissimo, grazie ai suoi fini mezzi sensoriali, chi siamo e cosa sentiamo, trovando spesso (ancor più) incomprensibile il nostro agire.

Liberiamo gli altri, animali e bambini in primis, dal nostro bisogno di realizzazione. E’ la strada per iniziare ad occuparsi, e prendersi cura, davvero di ciò che abbiamo di più importante al mondo, che renderà felice chiunque ci stia vicino:

Noi stessi.

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