Preferiamo la relazione con gli animali perché …

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… la relazione tra esseri umani, per come la viviamo oggi, è completamente squilibrata e snaturata.

Tra esseri umani la relazione va troppo spesso di pari passo con pretese, aspettative e senso di colpa. Si è ormai sempre pronti a giudicare e/o si teme il giudizio degli altri. Sono crollate molte delle sicurezze che derivavano dall’essere sociali e occorre crearne altre.

Adesso infatti esistono tantissime forme di condizionamento su “come deve essere” una relazione, e come devono essere gli individui di conseguenza, e ne veniamo influenzati fin da bambini.

Tra le tante, per fare alcuni esempi:

– essere “appetibili”: magri, atletici, curati, simpatici e via con le qualità che rendano il tutto “molto bello” e “apprezzabile”, svalorizzando completamente la personalità e i talenti. Si assiste alla demonizzazione dello scorrere del tempo, l’espressione “sei vecchio” è diffusa a qualsiasi età e spesso utilizzata per svalutare e svalutarsi fino anche alla deresponsabilizzazione

– “sapersi comportare” ovvero mostrare di avere “successo” economico o sociale

– “essere autonomi” ovvero non mostrare debolezze fino a divenire anaffettivi e indifferenti verso l’altro

– sapere “chi comanda”, i giochi di potere nelle relazioni sono infiniti, tutti molto lontani dalla vera cura del benessere, proprio e dell’altro

– i ricatti del “ti voglio bene se/quando” e “l’ho fatto per te”, che già si commentano da soli e che tutti (ahimè) conosciamo

Stare in relazione tra persone è divenuto purtroppo troppo frequentemente sinonimo di perdita di autonomia, si innescano meccanismi mentali in cui si cerca di soddisfare le esigenze dell’altro o di essere “come l’altro vuole” (e spesso non lo sappiamo neanche definire il come e il perché), rinunciando a fare ciò che piace e alla libera espressione dei propri talenti. Si generano sofferenze emotive enormi che nel tempo si trasformano in malattie (gli attacchi d’ansia e di panico sono tra le più frequenti), ricerca della solitudine, paura dell’altro, rabbia generalizzata. La relazione così concepita sovraccarica in maniera esagerata l’individuo poiché agire “per l’altro” crea aspettative circa “il ritorno” dall’altro, in termini di gratitudine, apprezzamento e simili. Ogni membro di molte relazioni umane si comporta così ed è facile capire che le aspettative non potranno mai incontrarsi e soddisfarsi. Quando “usciamo da noi stessi” facendo cose che non sentiamo, sulla base del “così si fa” (credenze, condizionamenti), in base a schemi e processi mentali, si rinuncia automaticamente alla genesi di tutti quei sentimenti che derivano dal soddisfacimento dei propri bisogni e all’espressione di richieste connesse alle proprie emozioni.

E con gli animali? Con gli animali mettiamo in atto le stesse dinamiche di relazione, senza alcuni aspetti. Non c’è da essere bravi, brillanti o appetibili, non c’è bisogno di dimostrare nulla. Si ritrova magari l’incapacità di comunicare e di sentire ma spesso è data all’animale la responsabilità di compensare. L’enorme disponibilità e capacità empatica degli animali viene abusata al fine di creare un benessere relazionale che tra persone si è perso. Il tutto avviene, al momento, in maniera inconsapevole poiché non vediamo quanto sia “violento” il modello di comunicazione dominante e non sappiamo quindi neanche porvi rimedio.

Possiamo anche arrivare a disprezzare i propri simili, ma non dimentichiamo che l’incapacità di comunicare e di sentire, quando esiste, esiste in ogni relazione e a tutti i livelli, si affievolisce in alcune situazioni ma resta.

Non è una critica quella che voglio portare avanti, ma un lumicino acceso. Anche perché ci sono già moltissime persone che portano avanti relazioni basate sulla comunicazione empatica ed efficace, sulla crescita condivisa, sulla libera espressione e permettono a se stesse e agli altri, animali e umani, di esprimersi. E’ un modello “nuovo” ma del tutto soddisfacente, in cui pian piano si affrontano le esigenze che ne escono.

E’ infatti possibile, ogni volta che le nostre emozioni e i nostri sentimenti ci dicono che non siamo in linea col soddisfacimento dei nostri bisogni, ovvero ci dicono che “qualcosa non va”, fermarsi a chiederci “di cosa ho bisogno?”.

Può essere utile imparare e ricordare alcuni principi di relazione e comunicazione efficace (che è un argomento vastissimo):

  1. in ogni relazione si porta all’altro solo ciò che siamo e possiamo conoscere attraverso i nostri bisogni ed emozioni. Le finzioni, il “lo faccio per te”, creano solo altre finzioni. Una regola per comunicare è: parlare solo in prima persona, eliminando il “tu” e il “voi”.
  2. comunicare all’altro i nostri bisogni ed emozioni crea l’opportunità di essere chiari e trasparenti evitando di creare aspettative ed equivoci (la paura dell’essere giudicati svanisce nel momento in cui offriamo trasparenza, poiché “libera” anche l’altro, lo mette in condizione di poter essere trasparente a sua volta; in ogni caso dal modo in cui l’altro risponde abbiamo l’occasione di capire se la comunicazione che stiamo offrendo è diretta ad un interlocutore interessato o meno)
  3. far seguire all’espressione di emozioni e bisogni delle richieste, chiare e semplici, che non passino da aspettative, sfide o giochi di potere. Chiedete, per il vostro benessere e per creare apertura.

Utilizzare in modo efficace le proprie capacità empatiche, di cui siamo biologicamente dotati, significa innanzitutto essere responsabili delle proprie necessità. Il fatto è che tutti abbiamo paura di perdere affetto e stima e cerchiamo nei modelli di comportamento più diffusi delle sicurezze … che sono solo apparenti. Offriamo a noi stessi per primi empatia, affetto e stima; mi ripeto, chiediamoci “di cosa ho bisogno?” soprattutto ogni volta che ci sentiamo tristi, arrabbiati, delusi, e ricordiamo che ciò che attrae la nostra attenzione ha qualcosa che ci appartiene, porta una dinamica di relazione in cui siamo coinvolti. E possiamo uscirne solo prendendoci cura di generare sentimenti che derivano dal soddisfare ciò che corrisponde al volere più autentico.

Poiché infine a cosa portano le relazioni umane così distorte? Alla non comunicazione, all’odio, all’intolleranza, alla sofferenza dell’indifferenza, che genera e ci rende individui emotivamente fragili e impauriti, facili per chiunque da influenzare e manipolare.

E porta al commercio di animali, al business di prodotti per animali, allo snaturarli anziché conoscerli senza nemmeno rendersene conto.

Non si tratta di amare tutti, si tratta di dare empatia innanzitutto a noi stessi e poi agli altri, si tratta di riconoscere che le emozioni sono le stesse e che tutti abbiamo dei bisogni. Le azioni scaturiscono da lì e talvolta dietro ai fatti più terribili ci sono sofferenze indicibili. Ogni soggetto può conoscere solo se stesso, il resto sono ipotesi, giudizi e aspettativa. Solo comunicando in modo responsabile ed efficace possiamo creare un mondo in cui dare libertà, a noi stessi, agli altri e infine, ma soprattutto, agli animali.

Un commento

  1. L’empatia con il mondo (e con le persone) non si può costruire, inventare, imporre, imparare. O c’è o non c’è: punto. Quando le relazioni umane diventano tanto complicate che c’è bisogno di enciclopedie e di uno stuolo di psicologi per spiegarle, significa che abbiamo perso una dote preziosa: il buon senso, quell’istinto innato che ci consente di dare il giusto valore alla realtà, compresi i sentimenti, le passioni, ed i drammi esistenziali. “Più conosco gli uomini, più amo i cani.”, diceva Heinrich Heine nell’Ottocento. Nel rapporto fra uomini e animali c’è qualcosa di misterioso che ancora nessuno è riuscito a spiegare. E’ un rapporto istintivo che non ha bisogna di spiegazioni complesse. E’ una forma elementare di “telepatia”, parola che quasi combacia perfettamente con “empatia”. Che coincidenza, vero? Chiunque abbia avuto un cane, o un gatto, lo sa bene (specie i bambini). Buona serata.

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