A come Animale, A come aspettative

blog1

“Troppo spesso l’interazione con l’animalità viene mediata da aspettative, cibo, rinforzi e pressioni, dando poco valore alla condivisione di spazi, momenti, esperienze”  F. De Giorgio dal libro “In nome dell’Animalità”

Abbiamo costruito “immagini” che sono diventate aspettative, anche sugli animali, soprattutto per quanto riguarda cani e cavalli. Si sono formate “idee”, “modelli” di “come dovrebbe essere” un animale, creando anche le categorie di ciò che è “giusto” e di ciò che è “sbagliato”; quest’ultima categoria in particolare è chiamata genericamente “problema comportamentale”. Abbiamo proiettato la necessità/mania di controllo, paragone e giudizio anche sugli animali e nel tentativo di condurli a comportamenti gestibili e comprensibili, li valutiamo e “guidiamo” sulla base di “modelli” spesso sostenuti da informazioni parziali e/o distorte, difficilmente centrare sull’individualità e sull’unicità di ogni essere.

Ogni individuo è unico. Ogni individuo è portatore di: caratteristiche di personalità, esperienze con altri soggetti, esperienze con l’ambiente, necessità, che si combinano continuamente le une con le altre. E questo è solo un riassunto poiché c’è molto di più.

Sia il soggetto umano che l’animale possono essere piegati da condizionamenti complessi a comportarsi in un modo anziché in un altro, a sentire e pensare in modo distorto. Tuttavia nessuno è immune alle conseguenze dei condizionamenti poiché ogni volta che i bisogni esistenziali ed essenziali non sono soddisfatti andrà generandosi una risposta psicofisiologica di disagio.

Da non confondere il “disturbo” con il “disagio”. Il disturbo si riferisce a un meccanismo di comportamento non adattativo spesso basato su comunicazione inefficace, il disagio ad una risposta emozionale che indica volontà diversa rispetto alla situazione manifestata o obbligata, indica una “mancanza” rispetto ad un bisogno. Sono comunque situazioni emozionali simili.

In qualsiasi caso, occorre far attenzione a non crearci delle convinzioni depotenzianti ovvero a non centrare l’attenzione su problemi e difficoltà. Convincersi che il nostro compagno animale “ha un problema” orienta risorse ed emozioni verso l’inefficacia poiché l’affetto e il senso di protezione che proviamo entrano in conflitto con la sensazione di non riuscire ad essere d’aiuto. E questo rende difficili essere creativi ed aperti nell’osservare le situazioni in modo sereno e nel trovare soluzioni.

Informarci su tutto ciò che riguarda la vita, emotiva, fisica e mentale del nostro compagno animale aiuta tantissimo a capirne il mondo interiore. Occorre “pensare da cane” o “da cavallo” per uscire dal nostro punto di vista e considerare il mondo dal loro punto di vista. Ricordando che essi hanno sensorialità diverse e modi di elaborare le informazioni, di pensare, diversi. Altrimenti, il rischio è quello di entrare nel circolo vizioso del sentirsi inadeguati, dell’ansia e del senso di colpa, che minano ancor più il benessere relazionale.

Mi rendo conto che le informazioni in circolo sono tante, diverse, fuorvianti il più delle volte. Ma cercare, provare e osservare sono alla portata di tutti noi. I canali tramite cui reperire informazioni ad esempio sono moltissimi: leggete e leggete, libri, blog professionali e articoli scientifici. E fatevi guidare dal vostro sentire, chiedendovi “come” vi sentite anziché “perché”, domandando a voi stessi “com’è” una cosa per voi e provando a capire “com’è” dal punto di vista dell’altro, soprattutto animale.

Le parole chiave in una relazione sono: reciprocità e empatia, verso se stessi e verso l’altro.

“Scambiamo l’educazione all’accondiscendenza per volontà e iniziativa dell’animale, confondendo la tensione emotiva con l’atletismo, lo stress con l’estetica, il meccanicismo con il benessere, l’adescamento con la motivazione e l’addestramento con l’apprendimento. Ciò accade perché anche noi, animali umani, siamo le prime vittime di questi fraintendimenti: tutti noi nasciamo animali cognitivi ma poi, a causa di pressioni sociali, convenzioni distorte, abitudini insane, veniamo trasformati precocemente in piccoli umani troppo-umani pronti a entrare nel delirio antropocentrico.”  F. De Giorgio dal libro “In nome dell’Animalità”

 

 

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...