La mia tristezza è la mia Libertà (vi racconto un pezzo di Me)

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La mattina alle 6.30 sono fuori. Distribuzione fieno, Nello e le caprette sono svegli ma pigri la mattina, quando mi vedono loro belano, lui raglia, ma non si alzano, resteranno ancora un po’ accovacciati a terra. Più tardi aprirò il recinto e staranno in giro per la collina, liberi tutto il giorno, ma adesso li lascio a poltrire ancora un po’ spiluccando fieno per colazione.

I conigli invece sono già attivi, mi corrono incontro, si pestano a vicenda, saltano, girano in tondo. Hanno fame, dò anche a loro la prima razione di fieno, erba fresca e verdure e ci spariscono dentro: buona colazione!

I gatti a quest’ora si fanno ampiamente i fatti loro; talvolta qualcuno viene a farsi carezzare dopo le scorribande notturne, più spesso non vedo nessuno. Compaiono un po’ più tardi, verso le nove, spunteranno per fare colazione pure loro.

I pappagalli ci hanno dato la sveglia all’alba, per tutto l’anno cantano e fischiano appena vedono la luce. La loro colazione l’avranno già finita a quest’ora.

Adesso è il momento della passeggiata coi cani. L’orario varia in base alle stagioni, ma la prima passeggiata mattutina è quella che ci porta alla scoperta delle tracce di chi è passato da qui durante la notte, degli odori delle piante, a vedere quanta acqua c’è nel ruscello in fondo alla collina. Il mio passo è sempre troppo lento rispetto al loro e ciascuno adatta il ritmo del camminare in base a gusti e preferenze. Quando apro la porta di casa sembriamo un esercito all’attacco, è tutto un abbaiare e sgomitare per uscire per primi, tanta è l’euforia del momento. Giriamo l’angolo di casa e siamo subito in cima alla collina: Marley non lo vedo neanche correre via, in un attimo è visibile solo come una macchia marrone vicino al boschetto a cui noi arriveremo solo tra qualche minuto; finché siamo in giro resta visibile e talvolta corre da noi e si mette a giocare con Gioia o Shenny, quando noi torneremo indietro lui resterà a gironzolare almeno per un paio d’ore. E’ un cane impegnato, ha un sacco di cose da fiutare. Saphira adatta subito il passo al mio, non si sposta mai di 3-4 metri dal mio raggio di cammino. Shenny è già in cerca di sassi, ne trova sempre uno che le piace particolarmente, lo prende in bocca e se lo porta dietro per tutta la passeggiata. Twister ci accompagna solo fino a metà collina poi si ferma e ci aspetta lì. Gioia e Paglia vanno in avanscoperta, arrivano prima di me in fondo e le trovo che annusano e girovagano sotto i cespugli. Camminiamo fino al boschetto, entriamo all’ombra degli alberi: osservo se ci sono funghi, asparagi o more in base alla stagione, guardo come cambia il colore delle foglie. E’ incredibile come si possano notare i cambiamenti giorno per giorno. Spesso penso che ci sarebbero un sacco di bei momenti da fotografare ma non conterrebbero comunque la pace, la calma, il fresco o il caldo sulla pelle, gli odori. Ci sono momenti che possono solo essere vissuti ed è qui che mi ritrova la tristezza. E’ il nostro appuntamento. So già che il mio naso colerà tutto il giorno anche oggi. “E’ allergia?” mi viene chiesto spesso, “è raffreddore?”. No, solo tristezza. Una tristezza pesante e consapevole che mi porto ogni giorno nel cuore. Mi impegno a farla divenire motore, spinta, stimolo ed energia per portare quei cambiamenti che servono a spazzarla via. Non solo dalla mia vita. Perché è una tristezza connessa alla libertà che sento in questi momenti, che sento dentro come parte integrante di me e degli esseri viventi che mi circondano. So che tutti ci sentiremmo così ogni volta che vogliamo se non fosse per un sacco di sovrastrutture mentali, credenze, convinzioni, cose che ci ripetiamo, giudizi che continuiamo a autoinfliggerci, paragoni svalutanti, frutto di una cultura ormai in disequilibrio. E lo facciamo anche verso i nostri cani, verso gli animali, quando invece possono offrirci così tante possibilità di ritrovare noi stessi. E’ Libertà interiore. E non è dipendente dal contesto. Sono consapevole che ci sono tantissime persone che soffrono, nei modi più vari, poiché non vivono in Libertà, ma sono schiave di tante forme di condizionamento. Dentro. E che molti animali ne fanno le spese. Sono triste per entrambi, per tutti.

Tutto è collegato al punto di vista sul mondo. Agli occhi con cui guardiamo e … a cosa dice la voce nella nostra testa. Lasciarsi coinvolgere dai nostri sensi renderebbe tutto più semplice, basterebbe ascoltare e integrare le informazioni che ci danno. Anche solo osservando ciò che il cane annusa, lasciarsi affascinare dall’entusiasmo della sua corsa, lasciarsi cullare dai suoni che ci arrivano oppure accorgersi che ci infastidiscono e allontanarsi, sentire come risuonano le parole degli altri dentro di noi, ritrovare il gusto di assaporare il materiale e l’immateriale, sentire quando e perché abbiamo perso la capacità di divertirsi, di ridere. Staccare la mente da “oddio se accadesse che” poiché … non ce la raccontiamo … può succedere tutto in ogni momento, non abbiamo il controllo sulla vita e sulla morte. Essere prudenti è una cosa possibile e saggia, tentare di impedire qualsiasi incidente rischia di essere mania di controllo, voler evitare qualsiasi tipo di esperienza sconosciuta o “incontrollata” è bloccare la vita (inutilmente).

Si tratta di vedere se stessi come parte del mondo: parte del mondo in generale, parte del mondo del cane, parte del mondo delle piante, parte del mondo degli animali, parte del mondo delle persone. Parte, non centro. Uscire da “è colpa di” che è la base della svalutazione della bellezza, pretesto per vedere complotti e innescare conflitti. Siamo parte di tutto e responsabili del nostro punto di vista. Si tratta di vedere anche come i propri pensieri sono una parte del mondo individuale: ci sono anche le emozioni, i sogni, i disagi, i desideri, i ricordi, le proiezioni e molto altro. E così è anche per gli altri: ogni individuo ha i propri pensieri, le proprie emozioni, che devono venir espresse. Altrimenti si trasformano in malattie, sintomi, disagi, incomprensioni, sofferenze, conflitto, rigidità.

Eccola qua la mia tristezza, pesante e familiare come sempre, mi accompagna da anni. Mi ha spronata a studiare, capire, lottare, spezzare abitudini, deludere aspettative altrui, esser considerata folle. Mi fa sentire sola perché ogni volta mi ricorda che i condizionamenti che ci opprimono nella mancata espressione di noi stessi sono ancora forti in tanti, troppi, individui. E che questi condizionamenti si riversano sui cani, sugli animali, che vengono resi schiavi, maltrattati, condizionati, “voluti” in un certo modo anziché lasciati liberi di esprimersi. E la Libertà, ripeto, non dipende dal contesto.

So cosa devo fare adesso. Alzare gli occhi al cielo: questa immensa coperta azzurra, talvolta calda e luminosa, talvolta cupa e umida, che ci avvolge, mi ricorda, ci ricorda, quale sia la dimensione della nostra “grandezza”. Sono solo un puntino in mezzo a un mare e posso scegliere, anche oggi, di fare del mio meglio per quello che sento, per quello in cui credo. E sentirmi così perfettamente Libera di essere chi sono.

Perché la sola vera grandezza ce l’abbiamo dentro, in quell’insieme di caratteristiche uniche, talenti e possibilità che ogni essere vivente custodisce.

E’ ora di rientrare. Appena torno in casa, un buon caffè e riprendo a costruire i miei progetti.

 

“Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”

Mahatma Gandhi

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