Dire SI, dire NO

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Inizio proponendo un breve esercizio. Rispondete sinceramente, dentro di voi, a queste domande:

  1. Quante volte in un giorno (prendete ad esempio ieri) avete detto di no?
  2. Che tipo di no erano: desiderati o dovuti?
  3. A cosa avete detto no: alle aspettative degli altri, a richieste esterne o a qualcosa dentro di voi, a un desiderio, un sogno, la voglia di mangiare un cioccolatino, di dire qualcosa che non avete detto?
  4. Quante volte utilizzate, parlando a voi stessi, la parola devo? (e più in generale tutte le declinazioni del verbo “dovere”)

Si tratta di un esercizio molto interessante che può stimolare varie riflessioni; adesso mi piacerebbe portare la vostra attenzione all’uso che fate del no e su quante volte vi imponete di (dovete) fare qualcosa.

Perché ci è stato insegnato a dire no ad un sacco di cose, tutte connesse all’espressione dell’individualità. A dire no a tutto ciò che diverge dalla “normalità”, un concetto molto labile, fondato sull’apparenza e sulla non chiarezza poiché, di preciso, cosa essa sia non sta scritto da nessuna parte. Diciamo no alle cose che ci piacciono, perché ci hanno insegnato a non pensare a noi stessi per accontentare “gli altri”. Ci hanno insegnato che dire si ci farà accettare e benvolere. Da chi?

Ci sono momenti della vita in cui questi concetti aiutano a crescere, a scoprire il mondo, a comprendere la vita sociale, non sono inutili a prescindere. Ad un certo punto però essi divengono limiti per la crescita interiore, autentica. Arriva un momento in cui occorre scoprire quali sono i propri si e i propri no e affermarli. Ogni individuo ha una forza vitale che lo anima, che si esprime attraverso il corpo tramite il meccanismo del piacere/dispiacere. Semplicemente, ciò che ci piace è ciò che fa per noi, ciò che non ci piace non fa per noi. Potremmo obiettare che tutto ciò che ci piace è irraggiungibile (chi ha pensato subito ad una vita sempre in vacanza o a ricchezze materiali di vario tipo?) e accade perché viviamo in una condizione in cui potremmo aver perso di vista ciò che rappresenta per noi un piacere autentico. La felicità collegata a qualcosa di esterno a noi, avvenimenti, traguardi, azioni, è passeggera. La gioia invece che deriva dal fare ciò che ci piace è autentica e duratura perché è connessa alla forza vitale che abita il corpo fisico.

Piacere e dispiacere dunque, ma come realizzarli? Attraverso le scelte che facciamo, con l’uso del si e del no. Utilizzandoli in modo coerente a ciò che ci piace. Difficile? In base ai condizionamenti centrati sulle aspettative altrui si, ma se ci guardiamo dentro sappiamo cosa fare. Può darsi che si pensi alla “mancanza di rispetto” intesa come “se faccio ciò che piace a me, sarò egoista e altri ne rimarranno delusi”. Si tratta sia di un condizionamento sia di una menzogna: manchiamo di vero rispetto per gli altri quando facciamo credere di apprezzare ciò che in realtà non ci dà vero piacere, quando offriamo un comportamento che non ci appartiene, quando ci mostriamo per come non siamo davvero.

La cosa più importante da considerare è che ogni volta che diciamo si a qualcosa che non corrisponde a ciò che vogliamo veramente stiamo dicendo no a noi stessi, alla nostra realizzazione, alla manifestazione della forza vitale che ci anima. Confinarsi in un lavoro con non ci piace, rispondere ad aspettative altrui, vivere relazioni insoddisfacenti, sono tutti esempi dei no che diciamo a noi stessi. Il corpo, ormai le neuroscienze ce lo hanno ampiamente dimostrato, risponde a ciò che le nostre scelte comunicano. Se diciamo no alla forza vitale, pian piano il corpo si ammala, riceve l’ordine di “morire”.

Riportiamo tutto questo anche nella relazione con gli animali, con i cani, con i gatti, con i cavalli, individui che più spesso si trovano ad avere relazioni con gli esseri umani. Orientiamo i nostri comportamenti secondo schemi centrati sul dover essere o dover fare e quando le nostre emozioni dicono altro, per gli animali diveniamo incomprensibili. Spesso non siamo consapevoli di tutto ciò, ma è necessario iniziare a capire alcuni meccanismi, come siamo fatti, cosa comunichiamo, se vogliamo veramente relazionarci con gli animali. Perché capita anche di dire no ai loro comportamenti spontanei, ai loro messaggi più autentici, alle loro predisposizioni. Di dire no a creare una relazione equilibrata nel rispetto di ogni individualità.

Non si tratta di dire sempre no o dire sempre si né tantomeno di optare per atteggiamenti indisciplinati, incoerenti o ribelli a prescindere. Si tratta di riconnettersi con ciò che ci piace/non ci piace e in una relazione (anche quella con noi stessi),comunicarlo e seguirlo. Si tratta di sapere che stiamo scegliendo di dire quel no o quel si.

Se non mi piace che il mio cane salti addosso alle persone che non conosco, scelgo di evitare che lo faccia. Ma prima di dire un no che schiaccia l’iniziativa, l’emozione e il bisogno del mio compagno, scelgo di comprendere da cosa nasce quell’agire, andando a modulare quel no sulle necessità e sulle caratteristiche di personalità. C’è molto giudizio nei nostri no e nei nostri si: giudichiamo in base ad un giusto ed uno sbagliato che di fatto non esistono al di fuori della nostra mente perché non esistono assolutismi. Ogni singolo individuo su questo pianeta ha la propria percezione di cosa è piacevole e di cosa non lo è, e sa ciò che vuole incontrare e ciò che vuole evitare.

Finché restiamo nel pensiero, nel ragionamento, nel seguire degli schemi mentali, saremo sempre disconnessi dagli animali, creeemo con loro una relazione formale in cui è bloccata l’espressione dell’individualità e lo scambio emozionale autentico. Per connettersi veramente e vivere relazioni autentiche, fatte di collaborazione e cooperazione spontanee, occorre sentire. Sentire le nostre emozioni, lasciarle uscire, sentire l’espressività dell’altro, osservarne le scelte. Sentire significa non giudicare, significa mettere ascolto e attenzione alle sensazioni.

Dire no si può, così come dire si: l’importante è che siano espressioni di volontà coerenti con tutto ciò che genera sensazioni ed emozioni gratificanti, piacevoli, appaganti. Il resto lasciamolo andare.

Un pensiero riguardo “Dire SI, dire NO

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