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La settimana scorsa è stata rocambolesca per tanti motivi, tanti episodi diversi che hanno creato nodi da sciogliere. Il gioco della vita.

L’episodio emotivamente più intenso e più misterioso è stato l’allontanamento da casa, da mercoledì a venerdì mattina, della mia cagna più anziana, Shenny.

Mercoledì mattina avevo un appuntamento che, unito ad altri, mi avrebbe portato a star fuori casa tutto il giorno. A causa dell’esondazione di un fiume quell’impegno è saltato (un racconto di quel momento lo trovate sulla mia pagina facebook, a questo https://www.facebook.com/plugins/post.php?href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Fsara.desanti.1%2Fposts%2F10217108945706530&width=500” target=”_blank” rel=”noopener”>post), quindi sono rientrata a casa sull’ora di pranzo. Con i cani miei compagni di vita siamo usciti fuori, ci siamo messi dietro casa in un posto al sole, com’è nostra abitudine. Abitiamo in aperta campagna, in un posto senza recinzioni; ci sono 26 ettari a nostra disposizione e i confini sono rappresentati da alberi e fossi. Tutti stavano gironzolando per la collina tranquilli, quando ad un tratto Shenny è scesa fino in fondo, ha risalito un pezzo della collina del vicino, quella di fronte a noi … ed è scomparsa. Io e Claudio, il mio compagno, l’abbiamo chiamata subito ma nulla. Per me era arrivato il momento di ripartire per altri impegni, Claudio è rimasto a casa, l’ha cercata … ma di lei nessuna traccia. Sono tornata a casa che era già buio, sono uscita a cercarla. Nulla. Prima notte di poco sonno.

La mattina seguente sono ripartita alla ricerca e nel pomeriggio mi ha raggiunta Barbara. Su e giù per le colline, in compagnia degli altri cani di famiglia, miei e di Barbara. Nulla. Chiedo ai canili di zona, ai vicini … nulla, nessuno l’ha vista.

La sera, del giovedì, pubblico un appello su facebook … magari Shenny è stata vista, portata via … in queste situazioni non si sa più che pensare. Le risposte, la solidarietà, che arrivano sono una valanga … su facebook, su cellulare, per mail. Tantissime persone ci mandano i loro pensieri, affetto, reiki, sostegno. Arrivano indicazioni da alcune comunicatrici intuitive, una di loro mi dice “la vedo su un fiume”. Arrivano le parole preziose di un uomo saggio, Alessandro: “prima di cercarla fuori, cercala dentro di te”.

Inizia così la mia notte. Rifletto, ma soprattutto mi concentro sul sentire. Che si è sempre tentati di scappare da questo sentire, ci si sente divisi tra pensieri e sensazioni: c’è una ragione e un torto? un giusto o uno sbagliato? meglio non pensare o non sentire? o entrambi? Alla fine semplicemente ci sono stata dentro a tutto ciò che mi è passato addosso, senza permettere a malesseri e disagi, vittimismi di qualsiasi genere e forma, rabbia e frustrazione, di far da padroni.

Shenny è l’anello tra chi ero e chi sono. Shenny che non ama i cani sconosciuti ed è stata refrattaria a qualsiasi tipo di addestramento o educazione. E’ buonissima, paziente, disponibile, con i cani di casa fin troppo remissiva. Ma per i cani estranei e per le cose che non le piacciono, non la si convince né tantomeno la si piega. Non sembra avere cattive intenzioni, ma con altri animali spesso non ha comportamenti particolarmente socievoli. Shenny è rimasta con me alla fine di una storia di coppia: lui l’aveva adottata per addestrarla come cane da protezione civile, lei si era rivelata inadatta. E’ passata da collari elettrici, a strozzo, punte e botte. Io lasciai lui e mi tenni lei. Adesso sembra eroico, in quel momento era solo tragico. Perché io non avevo mai avuto cani che richiedessero una qualsiasi forma di guida e supporto. Sono cresciuta con una cagna particolarmente buona e poi vivevo con una beagle un po’ discola ma ancor più buona … non avevo idea di come comportarmi con Shenny. Teresa è stato il nostro primo faro nella notte, è grazie a lei che ho scoperto la cinofilia e l’approccio individualistico ai cani. Teresa e Giusy D’Angelo sono state le mie prime guide in questo mondo. Poi ebbi la bella idea di frequentare il corso per educatore cinofilo seguendo il metodo dei segnali calmanti di Turid Rugas. Un bellissimo percorso … costellato di sgridate! Shenny non aveva nessuna intenzione di non mangiarsi gli altri cani, non c’era segnale calmante, pettorina, bocconcino o guinzaglio lasso che funzionasse. Mi ha portata a vedere quanto e come il condizionamento e tutte le tecniche simili siano illusioni di controllo e gestione. I problemi restavano e per un paio d’anni abbondanti ho girato centri cinofili, corsi, stage, workshop. Tantissima crescita, tantissime informazioni. Tante le persone che ci hanno aiutato ma nulla cambiava però. Nel frattempo avevo adottato anche Twister ed ero comunque riuscita a farli convivere. Pure Twister presentava problemi di fobie e comportamenti aggressivi, con cani e persone. Per mesi uscivamo solo di notte o in posti isolati. Finché, cercando e ricercando soluzioni, arrivai a scoprire e conoscere l’equitazione naturale, al Lischeto Ranch, che frequento tutt’ora, in cui mi sento come in famiglia. Sergio e Simona mi hanno insegnato a comunicare con i cavalli e, attraverso di loro, con parti di me che non volevo vedere. E Shenny cambiò. Twister idem. E io capii qual era la strada, iniziai a pormi un sacco di domande e a cercare risposte… che mi hanno portata a Relazione Specchio.

La storia è lunga e non facile, fatta comunque di moltissimi momenti ricchi di bellezza.

Nella notte tra giovedì e venerdì ho rivissuto molti di quei momenti, ho ricordato come i comportamenti di Shenny mi abbiano spinta ad affrontare l’emozione della rabbia, il disagio della vergogna, la relazione con il “no” e, in ultimo, la capacità di lasciar andare. A mettermi davvero di fronte a quanta fragilità esiste in me e ad arrivare ad esserne fiera perché è ciò che mi ha permesso di tirar fuori risorse, le stesse che agli occhi degli altri sembrano “forza”. Mi ha permesso di dire “sento dolore”, “ci sono rimasta male”, “così non va bene”, “questo non mi piace”. E se non mi va, mi permetto di non accettarlo. Spiegando le mie ragioni ma senza obbligarmi a compromessi in cui non mi sento di stare. A uscire dalla schiavitù del dover soddisfare le aspettative di altri.

Shenny non ha soddisfatto mai le aspettative di altri su di lei, è sempre rimasta se stessa, fedele a se stessa. E mi ha mostrato come si fa ad esser così.

Shenny che tante volte semplicemente ha saputo dirmi “no, non fa per me”. Con garbo e chiarezza, ma senza cedere.

Non finirò mai di dirlo, sono le scelte che facciamo a dire chi siamo.

Quella notte ho scelto di riguardare a chi ero per capire chi sono ancora, con parti che hanno trovato una loro collocazione e restano sopite, ma che non devono essere dimenticate o messe da parte.

Mi sono addormentata nelle ore centrali della notte, svegliandomi poi verso le cinque del mattino. Appena c’è stata luce, sono uscita in compagnia di Saphira. Ho fatto qualche km in auto, fino al fiume più vicino (comunque una decina di km da casa). C’è un sentiero che lo costeggia e abbiamo iniziato a seguirlo. Chiamavo Shenny con la certezza che sarebbe spuntata da lì a poco. Ero preoccupata ma molto meno in ansia, soprattutto mi sentivo veramente molto carica di energia, di benessere. Una sensazione che non scorderò mai e che adesso, a scriverlo qua, sembra un po’ l’elemento “da favola” ma nulla è mai stato così reale come in quel momento. Non ero sola e lo sapevo, c’erano molte voci che chiamavano insieme alla mia, c’erano molte mani che mi stringevano e mi sostenevano.

E poi … Shenny stava camminando su quel sentiero venendomi incontro. Non mi ha fatto nessuna particolare festa, non si è nemmeno scomposta a dire il vero. Mi ha guardata, ha drizzato la testa, ha continuato a camminare verso di noi. Saphira le è corsa incontro, io pure, l’ho abbracciata e ho pianto tutta la paura provata. Lei ha scodinzolato un po’, io mi sono accorta che non stava bene. Volevo prenderla in braccio ma nulla, si è divincolata e dello stesso passo con cui è arrivata, siamo tornate tutte all’auto e finalmente a casa.

Sono pienamente consapevole che mi è stato rinnovato il dono di averla come compagna di vita e di strada ancora un po’.

Sono consapevole che tutte le persone che ci hanno pensate ed aiutate hanno permesso questo.

Sono grata, immensamente grata.

“La felicità arriva con vesti in cui non ce la aspettiamo e molto spesso non sappiamo riconoscerla” credo rappresenti tanto questo mio momento di vita. Sto concentrando tutte le mie energie nella realizzazione di un sogno, ma ho avuto bisogno di ricordare chi ero, quali caratteristiche mi appartengono e che anch’esse vanno vissute. Ogni tanto c’è bisogno di spezzare catene e ritmi. Ho imparato la differenza tra escludere e lasciar andare. Ho avuto l’ennesima lezione sull’illusione del controllo. Ho potuto ancora una volta rinnovare il potere della scelta, ammirare la bellezza della fragilità e la volontà di condividere.

Perché condividere unisce, permette di mostrare chi si è, consente di osservare col cuore e sentire quali passi camminano con noi.

Sono grata, alla vita e a tutte le belle anime che mi accompagnano nel viverla.

Oggi pomeriggio ho portato Shenny dalla nostra veterinaria, abbiamo fatto qualche controllo, è ancora acciaccata, ha una brutta bronchite in via di guarigione, è molto dimagrita, ma sono sicura che si rimetterà presto. Non saprò mai cosa è accaduto, perché si è allontanata, non ho idea di cosa abbia vissuto. Ma so che farò tutto ciò che posso per godermi la sua compagnia, la sua presenza, il suo esempio, le sue lezioni.

Oggi dalla veterinaria abbiamo portato anche Twister, che da due anni (si, proprio due anni!) ha un forasacco infilato nel fianco … o meglio aveva, oggi siamo finalmente riusciti a togliere pure quello!

Arrivata a casa ho fatto l’albero di Natale, per me simbolo di luce. Una luce rinnovata, allegra, colorata e che va festeggiata.

L’avventura della vita. Grazie a tutti!

 

 

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