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Ieri avrebbe dovuto essere la mia giornata di riposo, dedicata non tanto a me stessa, quanto alla relazione con gli esseri che condividono la mia vita familiare. Nell’idea di giornata c’era una lunga passeggiata coi cani e poi un bel giro con Nello e le caprette, stare un po’ con i conigli, cucinare qualcosa di buono, giusto un paio di telefonate preziose e poi lettura in compagnia.

La giornata è invece andata in modo diverso, non tanto per fatti particolari, quanto per aver dedicato spazio alle comunicazioni rimaste in sospeso … con whatsapp. Mi sono ritrovata a veder volare la mattina e quando sono andata a prendere Nello per la passeggiata con lui, mi ha mostrato molti segnali di rabbia e scarsa voglia di collaborare. Per cui sono rimasta semplicemente con lui, che si è messo a brucare l’erba. Mi sono allontanata una volta, ritenendo la mia presenza inutile in quel momento, e Nello si è messo a ragliare. Sono tornata indietro, mi sono rimessa seduta e lui a brucare. Mi sono avvicinata ma si allontanava. Sono tornata seduta. Ho tirato fuori il cellulare pensando “tra che son qui, continuo a mettermi in pari coi messaggi”. Dopo due minuti è arrivato Nello con tutta l’intenzione di mordermi o pestarmi (e l’ha fatto). A quel punto mi sono innervosita. E a quel punto ho realizzato che qualcosa non andava. “Ok” mi sono detta “accade questo perché non mi sto riposando”. Ma la sensazione di sconforto che ha seguito questo pensiero è stata tutt’altro che piacevole. Quindi mi sono seduta di nuovo, mi sono concentrata sul respirare e dato che non ci riuscivo, mi sono aiutata con la meditazione della risata. Meglio. Fatto questo, ho riprovato a chiedere a Nello di fare la nostra passeggiata e stavolta mi ha seguita. Passeggiando mi sono resa conto di quanta difficoltà stessi trovando nel non pensare ai messaggi a cui ancora avevo da rispondere. Ho approfittato della passeggiata lenta per concentrarmi su questi pensieri e sulle sensazioni. C’è voluto un po’ ma ho sentito chiaramente che ci sono molte comunicazioni che vengono affidate ad un canale come whatsapp e che creano una disfunzionalità enorme. Whatsapp ci permette di scrivere o parlare, lasciamo lì il messaggio, che sarà ricevuto in un tempo scelto da chi lo riceve. Fin qui tutto bene. Ma cosa accade davvero? Affidiamo tantissimi messaggi a whatsapp, spesso di natura diversissima, spesso che richiedono risposta. Prendiamo il cellulare in mano ed è già pieno di comunicazioni che richiedono spazio e tempo. Prendiamo il cellulare in mano e ci sono delle relazioni dentro, a cui dedicare spazio e tempo. Così, se nell’arco della giornata, io posso curare un certo numero di relazioni dal vivo, in presenza o con una telefonata che instaura un dialogo, con whatsapp potenzialmente posso portare avanti molte più conversazioni … che sono relazioni? non si tratta di veri e propri dialoghi, ma di monologhi spesso, a cui l’altro risponde con un altro monologo e anche quando c’è un botta-risposta, si è sempre all’interno di assenza di presenza. Ho affidato il messaggio, adesso sono altrove.  Le telefonate sono diminuite, tanto c’è whatsapp; ed ho l’impressione che amplifichi la “paura di disturbare” … se chiamo disturbo, quindi affido il mio messaggio al self-service della comunicazione whatsapp. E la relazione dove va? Le mail sono già diverse, richiedono di scrivere un testo completo ed esaustivo. In ogni caso, quale che sia lo strumento, noto che laddove si instaura una comunicazione indiretta, che si dilata nello spazio e nel tempo, il messaggio autentico si perde.

Mi sono resa conto ieri di quanto l’utilizzo di alcuni strumenti comunicativi, che sono utili per alcune funzioni, finiscono per catalizzare l’attenzione relazionale. Anziché curare lo scambio di messaggi, la affidiamo a un’applicazione. Per alcune cose può andare, ma non per tutto. La grande differenza è nell’intenzione affidata ai messaggi:  ci sono quelli “donati” che portano racconti e condivisione di esperienze senza bisogno di una risposta che non sia un “grazie”, ci sono messaggi che chiedono, richiedono, impongono, bloccano e ci sono messaggi semplicemente organizzativi (la funzione utile dell’applicazione).

L’intento non è fare polemica ma condividere il mio aver portato attenzione a quanta disfunzionalità esiste nell’uso di strumenti di comunicazione, di quanto poco curiamo i messaggi che abbiamo da consegnare all’altro. L’uso di whatsapp prevede anche lo scarico di responsabilità su moltissime comunicazioni: ti mando un bel messaggio, così non ho da affrontarti dal vivo. Oppure ti racconto in un monologo il mio problema così non ho da mettermi in gioco nell’affrontare davvero il suo significato, voglio una soluzione e basta.

Sabato ho vissuto una giornata incentrata sulla comunicazione non violenta ed efficace e mi rendo conto di quanta violenza ci sia nelle comunicazioni non efficaci. Tante cose date per scontate. Mi è stato suggerito di diminuire il tempo delle consulenze dal vivo per dedicarne di più a rispondere ai messaggi. Alcune persone se non le chiami interpretano che non le ritieni importanti; non si chiedono mica come stai. Alcune persone non rispettano gli impegni, non comunicano a voce, ma guai se non le consideri su whatsapp. Alcune ti scrivono su whatsapp, anche spesso, ma dal vivo offrono sempre le stesse dinamiche disfunzionali.

Osservavo Nello ieri, brucava, passeggiava, mi teneva d’occhio. Quante volte vogliamo che gli animali facciano ciò che vogliamo noi, quante volte chiediamo loro di essere, di comportarsi, come vogliamo noi. Noi, che comunichiamo per la maggior parte del tempo in disconnessione con i nostri veri perché. Gli animali sanno che le relazioni autentiche sono quelle in presenza, gli affetti si vivono anche a distanza, non è la presenza fisica a far la differenza ma la presenza a noi stessi, a chi sono, al fatto che ti vedo, mi vedo, ti riconosco, mi riconosco, ti accetto, mi accetto. Svincolandosi dall’ “io”, dal “voglio” e da tutte quelle forme di comunicazione indiretta che generano solo investimento di energia per mettere insieme informazioni e interpretazioni senza sapere se il messaggio autentico sarà consegnato.

Gli animali sanno chi siamo e di cosa abbiamo bisogno. Ieri ho ascoltato Nello e grazie alla sua lezione, adesso so cosa fare per migliorare le mie forme comunicative.

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