La scorsa settimana parlavo, e riflettevamo insieme, con Silvia della connessione tra felicità e perfezione.

Intanto ci chiedevamo:

cos’è la felicità?

Per qualcuno corrisponde alla serenità, alla libertà da preoccupazioni e pensieri disturbanti, per altri ad un benessere economico, per altri ancora al raggiungimento di determinati traguardi.

Spesso alla felicità si associa un oggetto, “si è felici quando” e “si è felici se” e tale oggetto ha spesso tutta una serie di parametri da rispettare. Forse per quello, per chi non ha un preciso riferimento del “sono felice quando” è difficile definire cosa sia la felicità.

I parametri rispettati, gli obiettivi da raggiungere, valutare quando i desideri siano realizzati, creano un’idea di “perfezione”.

E anche qui ci poniamo la domanda:

che cos’è la perfezione?

Viviamo in un momento storico in cui la vita sociale, le relazioni tra individui, sono molto improntate sulla performance, sul raggiungimento di traguardi e obiettivi, su parametri di riferimento. Nulla di male, anzi, tranne nel caso in cui si perda di vista anche tutto il bello che già c’è.

Felicità è uno stato interiore sostenuto da una chimica benefica per il corpo. Tale chimica benefica è scatenata da reazioni fisiologiche, che hanno luogo soprattutto nel cervello quindi dai nostri pensieri e dalle azioni che quei pensieri innescano. I movimenti interiori, emozioni e pensieri, muovono il corpo. E il corpo, come accade nello yoga della risata, può condurre la mente a produrre determinate reazioni. La connessione corpo-mente è strettissima e spesso non ci accorgiamo di quanto i nostri stati e-motivi (appunto) influiscono e determinano la realtà che viviamo.

Ciò che penso, il modo in cui parlo a me stesso attraverso il dialogo interiore, come interpreto le esperienze che vivo e i messaggi degli altri, determinano la qualità della nostra vita. Felicità compresa. Infatti nella comunicazione non violenta di Marshall Rosemberg il primo punto importante è imparare a non interpretare ciò che ci accade o ciò che ascoltiamo, restando nella semplice osservazione dei fatti.

Perché il come pensiamo che “vadano fatte” delle cose o “debbano essere” determinate situazioni o persone, determina il nostro livello di “perfezione” che ci aspettiamo o che vogliamo creare. La buona riuscita o meno provocherà l’attivazione di reazioni chimiche benefiche per il corpo ovvero che ne agevoleranno il buon funzionamento, oppure intossicanti, ovvero che porteranno il corpo a funzionare con più difficoltà.

Felicità e perfezione sembrano quindi essere strettamente connesse. Per comprendere meglio tale connessione ho pensato di lanciare un sondaggio.

Il rapporto tra felicità e perfezione potrebbe essere descritto, più che a parole, da immagini. Quindi chiedo a tutti coloro che hanno voglia di condividere il loro pensiero, di postare nei commenti l’immagine di ciò che ritengono “perfezione” o “felicità” o entrambe, spiegandolo magari con un breve commento.

Credo sia interessante osservare ciò che ne uscirà fuori.

In testa a questo articolo ho inserito quella che è per me l’immagine dell’unione di felicità e perfezione: l’alba di un nuovo giorno, che potrà essere ricco di luce o con qualche nuvola, ma che rappresenta nello spettacolo della natura un nuovo inizio, un altro giorno donato dalla vita, in cui i miei occhi possono vedere la bellezza ritratta nella foto.

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