Esiste una connessione tra le malattie del corpo, i disequilibri fisici, e le emozioni?

Se esiste come avviene il collegamento?

Il corpo per come lo vediamo è un insieme di movimenti ed espressioni. Quando tutto “funziona”, ovvero quando ogni parte del corpo risponde alla sua funzione, al compito che ha, si parla di “salute”. Ed è una condizione troppo spesso data per scontata, non si pone attenzione al fatto che esiste un delicato equilibrio fatto di tante variabili. Quando accade che una o più di queste variabili entrino in disequilibrio, il corpo entra in uno stato di “sintomo” o “malattia”.

Perché?

Il corpo ovvero pelle, muscoli, ossa, organi, è mosso dall’interno dal sistema nervoso. I neuroni, le cellule del sistema nervoso, conducono informazioni, sottoforma di stimoli elettrici e chimici, in tutte le aree del corpo in un processo che è aperto anche verso l’esterno. Ogni individuo analizza migliaia di stimoli provenienti dal mondo: vibrazioni che vengono analizzate dall’orecchio e divengono suoni o parole, radiazioni luminose che vengono analizzate dall’occhio e divengono immagini, per fare solo due esempi. Ogni vibrazione diventa impulso elettrico e informazione chimica, che si propaga nel corpo. Ogni informazione può essere armoniosa con quelle che fanno funzionare in modo equilibrato il corpo oppure possono essere disarmoniche. Nel secondo caso si produce malattia, che per definizione è un blocco o alterazione del corretto funzionamento di una parte fisica, materiale.

Le emozioni, ovvero gioia, tristezza, rabbia e molte altre, sono impulsi elettrochimici che gli animali sono in grado di percepire. Non è possibile bloccare tale processo. L’essere umano sente l’emozione come sensazione, come disagio o gratificazione, ma non ne sente sempre la vibrazione nel corpo; gli animali invece si, grazie alla maggior sensibilità percettiva, tattile e olfattiva. Anche i pensieri sono impulsi elettrochimici, sono infatti composti da oscillazioni dei neuroni che dal cervello si riversano sul fisico. E anch’essi influiscono sugli animali come vibrazione che può esser da loro sentita esattamente come avviene per le emozioni.

Gli animali che vivono in ambito domestico hanno scarsa possibilità di scelta sull’ambiente, sui ritmi, sul cibo, sui compagni di vita; essi possono solo tentare di rispondere, attraverso i comportamenti, alle emozioni, ai pensieri, alle vibrazioni, che ricevono dall’esterno, presenti intorno a loro. Se il comportamento individuale viene compreso, se c’è buona comunicazione e scambio relazionale tra individui umani e animali, se c’è consapevolezza dei diversi bisogni e richieste, è molto probabile che il fisico risenta dell’armonia generata da una condivisione efficace. In caso contrario, il corpo può risentire di quella mancata comprensione, dovuta ad una errata interpretazione dei comportamenti, a scarsa conoscenza dell’altro come individuo, ed anche ad inconsapevolezza e scarsa cura del proprio stato emotivo.

Ecco quindi che ambienti caotici, conflittuali, infelici, disattenti, in cui è alto il livello di stress o d’ansia, divengono per gli animali letteralmente “tossici” ovvero vanno a creare disarmonia nel loro corpo. E non solo per gli animali, sappiamo tutti quanto sia fisicamente devastante vivere esperienze e situazioni di disagio.

A ciò si aggiunge l’influenza delle sostanze che vanno a costruire ogni cellula del corpo introdotte attraverso la nutrizione: acqua, cibo. Un’attenta cura a ciò che diamo da mangiare, che parte innanzitutto da una corretta informazione, è un altro elemento indispensabile per mantenere lo stato di equilibrio “salute”.

Ecco perché il corpo è specchio dell’anima: i movimenti, le espressioni, i comportamenti, e infine le malattie degli animali riflettono ciò che essi vivono con noi, attraverso noi, ci dicono quali informazioni abbiamo ignorato e a quali invece abbiamo dato troppa attenzione.

Per generare un buon equilibrio, è possibile imparare a fare attenzione principalmente a tre cose:

  1. osservare senza interpretare

    : imparare a conoscere chi è il mio cane, o gatto, o coniglio, l’essere vivente con cui vivo, come individuo; imparare a vederne i talenti, i pregi, i difetti, le caratteristiche, passa dall’osservare senza giudizio. Se vedo due cani che corrono e penso “stanno giocando” è già un giudizio, è un’informazione che memorizzo e che genera una precisa vibrazione. Per dire che cosa avviene realmente dovrei conoscere i pensieri e le emozioni di quei due individui ma alla mente umana occorre tempo per imparare a comprendere l’altro. Pertanto se penso “giocano” tolgo vera attenzione a quel che osservo poiché alla mente ho dato una spiegazione logica di ciò che sta avvenendo e in questo magari perdo le espressioni emotive, le posture, magari anziché un gioco c’era una richiesta di aiuto che non riusciamo a vedere. Osservare senza interpretare è il primo passo per comprendere l’altro: si tratta di imparare un linguaggio nuovo e diverso, dato che ogni specie, e ogni individuo, parla un linguaggio proprio.

  2. il proprio stato emotivo

    . Si è poco abituati a porre attenzione alle proprie emozioni. Si è abituati ad un generico “sto bene” e “sto male” oppure utilizziamo definizioni vaghe come “sono in ansia”, “va tutto bene” o “sono giù”. In questi casi non siamo coscienti di quale emozione, di quale impulso, abita il nostro corpo e viene trasmessa agli altri. Ci sono tante tecniche per entrare in contatto col proprio mondo interiore, ma si parte sempre dal chiedersi, più volte al giorno “come sto?” e darsi una risposta che sia il più precisa possibile della sensazione che sento in quel momento. Evitare critiche, ironia o sarcasmo verso se stessi, vittimismo, fuga, è un primo passo indispensabile per pensare al benessere, proprio e degli animali con cui viviamo.

  3. i propri pensieri

    . La mente non distingue tra realtà e immaginazione, le neuroscienze lo hanno ampiamente dimostrato. Pertanto se io penso a qualcosa di negativo, si attiveranno in me delle emozioni di disagio, che verranno percepite da chi mi vive attorno. Curare i propri pensieri, scegliere con cura la qualità del nostro dialogo interiore: come ci parliamo, cosa diciamo a noi stessi, evitare di criticarci o affermare i nostri limiti, è essenziale. Ciò che pensiamo è ciò che scarichiamo addosso agli animali, nel bene e nel male.

Mi rendo conto di quanto tutto questo possa sembrare enorme ma è della vita che stiamo parlando, di come funziona il corpo che abitiamo, della qualità di vita che vogliamo costruire per noi e per chi diciamo di amare.

Non si tratta solo di “curare” ma di “prendersi cura” giorno per giorno, degli esseri viventi che vivono con noi. Affiancando all’amore che proviamo per loro attenzione e coscienza di ciò che avviene in noi.

La presenza dei nostri animali è un dono; ricambiamolo prendendoci cura di ciò che essi vivono con noi.

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