In qualsiasi relazione, in qualsiasi contesto, ma ancor di più nella relazione con gli animali, occorre avere chiara la differenza tra schema e atteggiamento.

Uno schema è una serie di azioni o informazioni ripetibili, in sequenza precisa oppure no, ma che comunque portano ad un risultato.

L’atteggiamento è l’insieme delle informazioni, degli elementi, che aggiungiamo allo schema, date dal nostro linguaggio del corpo, dalle emozioni che proviamo e dall’attenzione che mettiamo nel momento che viviamo, chiamata anche “presenza mentale”.

Lo schema è ciò che si crea quando impariamo, l’atteggiamento lo si percepisce quando portiamo attenzione e ascolto a noi stessi, quando diamo un nome alle nostre emozioni, quando usciamo dal cercare una spiegazione a tutto.

Per tutta la vita veniamo educati a portare informazioni da fuori a dentro, ovvero impariamo nozioni, materie, conoscenze. Non veniamo educati a portare informazioni da dentro a fuori, ovvero a descrivere le nostre emozioni, ad ascoltare i nostri stati interiori. Ma essi esistono ed hanno una profonda influenza sulle relazioni che viviamo. Con gli animali, che percepiscono le nostre emozioni e i nostri pensieri, saper ascoltare noi stessi è fondamentale.

Poiché qualsiasi schema stiamo mettendo in atto, dall’insegnare al nostro cane a rispondere al richiamo, al voler vivere con lui una vacanza in un posto nuovo, l’insieme di azioni che eseguiamo e le informazioni che trasmettiamo determinano il risultato visibile nel comportamento del cane. Ascoltare noi stessi ci dice anche, grazie ai nostri meccanismi empatici, come sta l’altro. Non perché lo penso, non è frutto di un ragionamento, non dobbiamo capire o spiegare il “perché” di una sensazione. E’ il come stiamo e il come sta l’altro, cosa sentiamo a livello di sensazione, a livello di parte del corpo che si contrae o si rilascia, a livello di movimento che ci viene naturale fare, avvicinarsi o allontanarsi ad esempio, descrivere com’è una situazione per me e per l’altro.

Purtroppo si è molto concentrati sugli schemi ovvero sul saper cosa fare, come gestire, come rispondere “adeguatamente”. Mentre la cosa più importante è proprio l’atteggiamento, come il nostro corpo risponde e quale emozione manifesta, a quale esperienza mi sto connettendo ovvero se si è concentrati sull’esperienza del momento o se sto mettendo in atto lo stesso comportamento che ho avuto in una situazione simile precedentemente vissuta. Utile è mettere attenzione anche a cosa il corpo del nostro compagno di vita comunica e osservarlo senza giudicarlo.

“Comportati sempre in modo da aumentare le possibilità di scelta 

Giorgio Nardone

Ogni schema ci aiuta ad avere una possibilità, ogni schema è uno strumento.

Strumento, non obiettivo. Poiché l’obiettivo è la relazione, come stiamo insieme, come vengono vissute le situazioni ed è l’esperienza che ci dice se e quale schema è funzionale per noi. Viviamo purtroppo nella cultura del “non sbagliare” e del “previeni/controlla tutto” mentre è solo facendo tante prove e tante esperienze che si capisce cosa fa per noi. Non è “sbaglio” ma esperienza!

Per cui ben venga acquisire schemi e conoscenze, per poi servirsene per vivere ciò che ci fa stare bene. E per capirlo occorre passare dalla conoscenza, che è mentale, al sentire, che è ascolto di sé. Spostarsi dallo schema all’atteggiamento. E’ verissimo che ci sono regole a cui sottostare per vivere in alcuni ambienti ma quelle stesse regole posso insegnarle in tanti modi diversi. E’ sempre questione di far passare uno schema con un atteggiamento piuttosto che con un altro.

Si pensa che per vivere con un cane, per stare in relazione con gli animali, occorre sapere come “gestirli”. Come se fossero oggetti. Invece occorre conoscere e saper osservare. Conoscere le loro caratteristiche e osservare, senza interpretare o giudicare, i loro comportamenti. Occorre sentire le loro emozioni insieme alle nostre. Per cui insieme ad un percorso che ci guida a conoscere le caratteristiche dell’altro c’è necessità di affiancare un percorso personale di ascolto di noi stessi, poiché nella nostra cultura non c’è un’educazione all’ascolto emotivo personale.

 I cani, e così gli animali in generale, sono la miglior opportunità che abbiamo per imparare ad ascoltarci e divenire presenti a noi stessi, per offrire anche a loro il meglio che c’è: chi siamo in modo autentico.

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