Di lutto per animali se ne parla poco, lo si soffre tanto. Resistono numerosi luoghi comuni, resiste il senso di colpa a soffrire più per un cane o un gatto che per un parente, deriva di credenze inefficaci ma ormai radicate.

Il dolore è dolore, non c’è da motivarlo, è l’espressione di un sentire forte in una relazione pura e libera da giudizio e aspettative, come tutte le relazioni dovrebbero essere.

Paola Bock, operatrice olistica, volontaria animalista, cat-sitter a tempo pieno, si è interessata al lutto, lo ha studiato e approfondito, soprattutto dopo averlo intensamente vissuto col suo gatto Muffa.

Paola ce ne parla …

” Mi sono ritagliata lo scomodo ruolo di “indagatrice del lutto”. Visto l’ambito in cui ci muoviamo parlo essenzialmente di quel dolore incommensurabile che ci colpisce quando muore uno dei nostri animali. Tengo talmente tanto a questo tema da aver creato un percorso ad hoc di nome Lutto Pet®, dedicato alla gestione del pre, del durante e del dopo la scomparsa del nostro cane, del gatto di casa e di qualsiasi animale si sia accomodato nel nostro cuore. Il fine è preparare il terreno per corsi e attività di gruppo e singole: non c’è niente di più “relazione-specchio” di un animale che ci lascia!

Come sono arrivata a trattare questo tema? 

Semplicemente osservando ciò che mi succede intorno, sia nel lavoro che nel volontariato. Vedo persone che perdendo i propri beniamini perdono anche le proprie coordinate esistenziali, a volte senza neppure un membro dell’entourage familiare a dargli una pacca sulla spalla, figuriamoci un professionista dedicato. In mancanza di elaborazione il lutto si cristallizza da qualche parte, in attesa di un altro dolore intenso che lo riporterà fuori più forte che mai. 

All’estero la situazione è diversa

Nei paesi anglosassoni esistono figure professionali dedicate a chi decide di affrontare questo tipo di lutto, ci sono i “pet loss counselor”; in Italia è ben difficile trovare qualcuno che si concentri sul tema. Perché? E’ presto spiegato: nella nostra società il tema della morte è stato marginalizzato. Pensiamo ad esempio ai cimiteri: non sono così vecchia da non ricordare quelli della mia città, Livorno, usati quasi come salotti da vedovi e vedove che successivamente si riaccompagnavano. Erano luoghi di passeggio ed era normale… viverli! Non parliamo poi della relazione coi morti: prima si moriva principalmente in casa e le porte si aprivano al vicinato per la visita di commiato e il corpo del defunto restava a lungo coi suoi, esposto alla vista dei bambini, accudito e vegliato. Adesso i cimiteri sono luoghi marginalizzati, distinti e distanti dalle zone abitate, e la morte è circoscritta negli obitori.

Non ho nostalgia del passato, sia chiaro, semplicemente noto che un tema fondamentale, forse il più importante della nostra esistenza, è entrato in un poco rassicurante cono d’ombra

Figuriamoci se possiamo pensare al lutto.

Invece di esprimere sofferenza, dobbiamo correre

Dobbiamo correre, dimenticare, riempire le nostre giornate. Dobbiamo lavorare, recuperare la vita sociale, andare in palestra. Sono normali le comunicazioni come “a esequie avvenute”, le cremazioni veloci e un veloce (apparente) ritorno alle consuetudini. Certo, non tutte le morti sono uguali, ci sono perdite di cui a malapena ci accorgiamo, ma la mancata metabolizzazione di un dolore intenso porta invariabilmente conseguenze sul nostro benessere. Lutto non è necessariamente vestirsi di nero e non uscire di casa per settimane, è prendersi cura delle proprie ferite ed imparare, per quanto possibile, a convivere con l’ineluttabile.

Tema importante, per tante persone

Il Rapporto Italia Eurispes parla di un bel 37% di italiani che possiede un animale domestico, con una preminenza naturalmente di cani e gatti. Una buona parte di adottanti dorme col proprio pet, lo porta fuori, divide con lui gioie e dolori, risparmia per garantirgli cure veterinarie, si preoccupa del suo benessere. 

In che percentuale questo 37% si troverà ad affrontare un lutto doloroso? 

In quanti si sentiranno soli e impotenti di fronte ad un dolore tanto grande quanto incompreso?

Saranno in grado di chiedere aiuto professionale?

Riusciranno ad ottenerlo?

A presto per nuove riflessioni! “

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