Chiara è una mediatrice della Relazione Specchio®, una mediatrice familiare sistemica- relazionale e un’operatrice psicopedagogica con varie specializzazioni in coaching e psicofiaba. Per il lavoro con la Relazione Specchio applicato alle sue competenze ha  coniato la più agile definizione di “mediazione specchio” con cui porta avanti le sue bellissime attività.

Ce le racconta in questo articolo, insieme ad un caso veramente emozionante.

E se volete saperne di più su di lei, trovate nell’ Albo il suo profilo.

Specchiare un bambino

E’ il compito più difficile che un adulto possa affrontare. Immedesimarsi nell’esser specchio significa azzerare il giudizio e le forme pensiero che ci portiamo dietro nel nostro cammino da adulti.

Stare con un bambino è farsi piccoli e immensi nell’aprire le braccia e nello stesso tempo nel capire quando l’abbraccio diviene invasione; praticamente come nei nostri cani in cui l’incontro non avviene mai frontalmente.

Scientificamente parlando, farsi specchio, vuol dire dotarsi di tutti quegli strumenti che oltre la nostra presenza possano stimolare l’attivazione dei neuroni specchio.

Il contagio emotivo alla base di ogni relazione

Ogni volta che incontro un bambino in consulenza, pratico almeno dieci minuti di mindfulness, lascio cadere le mie barriere e faccio pulizia nel cuore e nella testa; poi scelgo pedagogicamente quale sarà lo strumento che userò per creare il contagio emotivo alla base di ogni relazione soprattutto di quella con i bambini.

Gli strumenti che più uso sono la musica, la pedagogia verde e la cinofila, l’etologia, il trekking … e direi spessissimo la mia amica Stella, la mia compagna a quattro zampe, border collie di due anni.

Io e stella siamo un binomio, per arrivare a questo punto in cui l’una completa l’altra nella relazione con il bambino abbiamo dovuto sperimentarci e conoscerci in ogni antro nascosto e in mille situazioni ( e ancora lo stiamo facendo!!) abbiamo dovuto attivare ogni particella che aumentasse l’empatia fra noi.

La triangolazione empatica

E’ proprio grazie all’empatia che io e Stella abbiamo sviluppato l’un l’altra che il mio lavoro ha come centro la triangolazione dell’empatia, ovvero la trasmissione di un sentire e di un modo di essere individuo. Spesso mi capita di lavorare su bambini che hanno difficoltà a lasciar emergere il proprio sentire oppure che sentono tracimare così tanto le loro emozioni da invadere l’altro, anche fisicamente.

Grazie a Stella il lavoro con questi bambini è bellissimo e assai produttivo.

L’attivazione che Stella riesce a far scattare nei bambini è unica. Come la mia maestra Sara De Santi ha già ampiamente spiegato, il cervello dei cani corrisponde al nostro cervello arcaico. Questo nei bambini non è ancora atrofizzato e dunque più facilmente attivabile. La gioia, l’attacco, la fuga.. sono tutte emozioni e stati che i bambini hanno ancora molto vivi e per cui connettibili con Stella.

Ovviamente questo meccanismo non basta e qui entro in gioco io come mediatore specializzato in pedagogia, e faccio da specchio alla relazione che va a crearsi fra cane e bambino, traducendo al bambino il linguaggio del cane, dunque dando parola a ciò che prova e facendo capire a Stella come può relazionarsi positivamente nel contesto della relazione appena nata.

Un caso speciale

In questo articolo mi voglio soffermare sul caso di una bambina con disabilità che con me sta affrontando un percorso di gestione delle emozioni. Spesso la bimba è talmente desiderosa di entrare in relazione con gli altri che anche fisicamente sovrasta i suoi pari e gli adulti e anche per questo non riesce ad avere una relazione positiva con gli animali, predandoli involontariamente. Spesso inoltre non riesce a rispettare regole basiche che le permettano di entrare e restare in una dinamica di gruppo e ad adeguare la sua espressività ai suoi stati emotivi.

Cosa abbiamo fatto insieme

Il lavoro si è sviluppato in varie sedute di conoscenza, di gioco, di uscite, di analisi e osservazione con e senza Stella, per poi arrivare ad un incontro in cui lavorare totalmente sull’attivazione dei neuroni specchio tra la bambina e la canina. L’obiettivo era raggiungere e comprendere l’importanza dell’attesa e della calma per manifestare la propria affettività. Stella è stata in questo incontro fondamentale, ed utilissimo è stato il lavoro che io faccio con lei utilizzando come tramite la musica, in cui si va alla scoperta di quale suono l’attivi o la rilassi e di quale la metta in maggior comunicazione con me.

Immagini che parlano

Nelle foto a lato, purtroppo non completamente visibili per questioni di privacy, si alternano sul viso della bambina diverse emozioni e si osserva come sia lei che Stella vivano il contatto in piena relazione specchio. Ad ogni passaggio di emozione c’è stato supporto fisico fra la bimba e il cane, del tutto naturale.

La scelta del colore rosso per il tappeto non è casuale, serve per stimolare un maggior radicamento a terra.

Dott.ssa Chiara Menichetti

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