Amiamo i cani che vivono con noi, li accogliamo nelle nostre case e nelle nostre vite … ma quante volte accade che non ci capiamo!

Mobili rosicchiati, abbai e latrati che smuovono le ire dei vicini di casa, tiro alla fune quando si esce in passeggiata col guinzaglio e chi più ne ha e più ne metta!

Da cosa dipende tutto cio?

Due semplici risposte:

1. canali comunicativi diversi utilizzati da due specie diverse (essere umano e cane)

2. modi di pensare diversi (la mente mammifera fornisce a essere umano e cane lo stesso sistema empatico, le stesse emozioni di base, ma modalità di pensare diverse)

E fin qui abbiamo detto tutto e nulla, quindi ecco nello specifico quali sono i sette errori più comuni che derivano da queste due caratteristiche, che influenzano la relazione e la comunicazione col cane, rendendola più o meno gradevole ed efficace.

 

1. PARLARE AL CANE

Il cane non comprende il linguaggio parlato. Impara tantissime parole, è in grado di riconoscere segnali, comandi e pure intere frasi, ma non comprende la forma del linguaggio parlato.

Le parole sono suoni che si ripetono in un certo ordine; associati ad una certa espressione emotiva, un certo atteggiamento, posture e gesti, costituiscono per il cane un messaggio comprensibile.

Per testarlo puoi fare una prova: se il tuo cane conosce la richiesta “seduto”, chiedigli la stessa cosa, nello stesso modo, usando una parola simile tipo “saluto” o “bevuto” … molto probabilmente eseguirà la stessa azione di sempre.

A cosa servono le parole e perché fanno la differenza per noi?

Le parole sono indicazioni per noi, che rafforzano pensieri ed emozioni, che ci aiutano a mantenere il controllo e la direzione. Le parole sono rafforzativi del nostro mondo interiore. Ed è quel mondo che influenza il cane, anche attraverso le parole ma non per merito di esse. I cani comprendono le nostre intenzioni, se usiamo parole affettuose o rabbiose lo capiscono, non per le parole utilizzate, ma per il movimento interiore che le ha generate, poiché lo sentono.

Quindi ben venga offrire al cane coccole verbali e richieste verbali ma parlargli di continuo, commentare ciò che fa, “spiegargli” con parole ciò che vogliamo o non vogliamo ha il solo effetto di generare stress. Dovuto anche al tentativo che il cane fa di comprenderci.

Basta pensare a quanto è disagevole e difficile comunicare con chi non parla la nostra lingua.

2. ATTRIBUIRE AL CANE CATTIVA VOLONTA’

Quante volte usiamo l’espressione “il cane me lo fa per dispetto”?

Sfatiamo un mito: il “dispetto” è un’azione complessa prodotta dalla neocorteccia umana, il cane non ha la stessa funzionalità fisiologica, quindi anche volendo non può fare dispetti.

L’azione del “fare dispetto” mette insieme elementi diversi come aspettativa e capacità di rivivere il passato e pianificare il futuro. La mente canina non ha questa funzionalità. Il cane possiede dei ricordi ma non può andare “avanti e indietro nel tempo” con la mente come facciamo noi. Così come la mente umana non ha la funzionalità di analizzare e memorizzare le molecole olfattive in maniera così fine e complessa come è per il cane.

Quando il cane fa qualcosa è perché risponde ad un bisogno, un’emozione e una comunicazione precisa.

Come ho imparato da Sergio, il mio istruttore Parelli, “il cavallo ti dà la risposta; se non ti piace, cambia la domanda”. Così vale per il cane.

Il punto è che spesso non siamo consapevoli di cosa “diciamo” al cane col nostro corpo e le nostre emozioni e pensiamo che le sue risposte disattendano le nostre aspettative per una volontà di farci del male, farci dispetto o mancarci di rispetto.

3. INTERPRETARE CIO’ CHE FA IL CANE SECONDO MODELLI UMANI

“Guarda che carino, vuole le coccole” diciamo di un cane che ci sta semplicemente osservando;

“Ha paura e si nasconde” viene detto di un cane che si è infilato in un cespuglio ed è intento ad annusare;

“E’ un cane cattivo, non lo toccare” è stato detto ad un povero Bovaro del Bernese che ha la caratteristica di essere grosso, peloso e nero (in perfetto stile “lupo cattivo”).

Tranquilliziamoci, interpretare le comunicazioni altrui fa parte (purtroppo) del nostro modo di comunicare. Ne sono testimonianza le numerose relazioni interrotte, litigi in famiglia, luoghi di lavoro da cui si vorrebbe solo scappare. Non siamo in linea col comunicare in modo efficace, non fa parte del bagaglio educativo e culturale, non rientra nei valori della nostra società.

Tuttavia, per vivere col cane, con gli animali in generale (e aggiungerei con qualsiasi individuo di qualsiasi specie), occorre uscire da questa modalità.

Interpretare significa attribuire un significato a ciò che si ascolta o si vede. Anziché chiedere spiegazioni o ascoltare l’emozione che si attiva, andiamo col pensiero ad attribuire un “perché” a quel messaggio, situazione, esperienza, evento.

Il cane comunica col corpo e attraverso le emozioni

E riceve comunicazioni dal nostro corpo e dalle nostre emozioni. Tutto il resto viene dopo. Per cui di fronte ad azioni, atteggiamenti e comportamenti che non comprendiamo, anziché stabilire cosa e come il cane voglia dire e fare, chiediamoci noi cosa stavamo facendo e sentendo.

Osservare e non dare spiegazioni a ciò che osserviamo è la base. L’esperienza di tale osservazione formerà la conoscenza di chi è l’altro e di chi siamo noi, nelle varie situazioni. Non si è sempre gli stessi in ogni situazione, ogni individuo è un mondo a sé e cambia comportamento secondo l’ambiente in cui si trova e gli individui con cui si relaziona. Perché cambiano l’emozione e il bisogno sottostanti.

Il cane ha dei valori e dei “perché” che possono essere diversi da quelli umani. Solo osservando si può arrivare a scoprirli, ad avere la conoscenza esperienziale che ci porta a conoscere queste informazioni, individuali.

Ricordiamoci inoltre che di ogni evento, di ogni esperienza, non esiste una sola “realtà”. Ne esistono tante quanti sono gli individui che l’hanno vissuta, poiché ognuno ne ha tratto emozioni ed informazioni diverse, se pur simili. Per cui nel raccontarla, tutti avranno “ragione” nell’esprimere il proprio punto di vista e di vissuto.

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