21 dicembre, giorno simbolico di solstizio d’inverno. Simbolico, poiché nella realtà avviene in momenti diversi a seconda dell’area geografica in cui ci troviamo. Di fatto, siamo nel periodo dell’anno in cui le giornate smettono di accorciare e ricominciano ad allungare; simbolicamente andiamo verso un ritorno della luce.

 

Il Natale e la fine dell’anno cascano in questo periodo. Sarà un caso? In realtà no, il Natale come lo conosciamo oggi ovvero come festa cattolica (e come una festa del consumismo) nasce da feste già esistenti laiche e pagane basate sul festeggiamento del ritorno del Sole. Il ritorno alla luce è da secoli visto come simbolo di nuovo inizio (come testimonia anche la parola natale) e quindi abbinabile sia alla venuta di una qualche divinità sia come momento per segnare la fine di un periodo. In questo periodo si festeggiavano anche culti legati all’agricoltura, poiché l’inverno è il tempo in cui si godono i frutti raccolti e messi da parte e ci si prepara per nuove semine e nuovi raccolti. E’ il tempo del riposo, dei bilanci, di programmazione per nuovi obiettivi.

 

Il Natale di oggi, così discusso, amato e odiato, è solo riflesso dei momenti storici che viviamo. Ogni individuo ha poi il proprio momento di vita: e voi come esseri unici, che cosa state vivendo?

Oggi ci si dimentica troppo e troppo spesso del vero significato di nuovi inizi e del significato della parola Meta. Che nulla sembra avere a che spartire col natale, mentre sono legate a doppio filo.

 

Ogni essere vivente ha infatti il proprio cammino, il proprio sviluppo, proprie esperienze, emozioni, pensieri, intenzioni, attitudini. Questo genera un’infinità di inizi e fine, di partenze e ritorni, fermate e cambi di direzione. Si è diffusa fin troppo la tendenza a controllare le nostre vite e quelle degli altri, alla ricerca di una immutabilità illusoria che sembra dare sicurezza e che poi ci manda in ansia e ogni sorta di disagio quando ci troviamo davanti la realtà del continuo cambiamento. Si è diffusa fin troppo la tendenza a programmare e catalogare, lo vediamo grandemente osservando i comportamenti messi in atto con individui più sensibili: bambini, anziani, animali, le cui vite vengono gestite da altri con grande facilità. Non discuto le intenzioni, ogni azione viene il più delle volte fatta con lo scopo di portare belle cose; resta però un gestire le vite altrui, spesso senza una vera attenzione al soggetto con tutte le sue peculiari necessità e caratteristiche.

 Questo anno tale generalizzazione mi è risultata evidente più che mai.

Si parla “del cane” applicando comportamenti in serie a risoluzione “di problemi”. Senza chiedersi: chi è quel cane? In che ambiente vive? Tu chi sei? Come stai? Qual è l’influenza di quell’ambiente su di te? Che cosa si intende per “problemi”? Quale sentimento vi è associato?

Si parla di “relazioni” “difficili” … che cos’è per me la relazione? cosa significa per me difficile? cosa mi aspetto? cosa mi è tolto? di cosa soffro?

Domande che possono o potrebbero generare nuovi inizi, invece ricorriamo alla consueta modalità: cercare soluzioni generate da altri. Snaturandoci e snaturando, deresponsabilizzandoci e deresponsabilizzando.

 

Questo per me è Natale di quest’anno: una svolta verso l’attenzione all’Individuo e libertà da generalizzazioni, identificazioni, schemi ed etichette di qualsiasi tipo. Taglio definitivo col fornire soluzioni (se pur con buone intenzioni) e direzione in un viaggio condiviso e co-creato attraverso domande, riflessioni e soprattutto (indispensabili e insostituibili) esperienze!

E’ stato per me un anno intensissimo di cui sono profondamente profondamente grata, ricco di grandi difficoltà e bellissime esperienze, momenti in cui mi sono sentita messa veramente a dura prova e momenti in cui ho potuto godere la meraviglia dell’essere vivi. Ci vorrebbe un altro articolo per raccontare le vicissitudini di questo mio anno, a testimoniare che il sorriso e il gioco sono modalità di vita scelte, non conseguenze di quando “va tutto bene”. Ma questa è un’altra storia.

 

Quello che più mi preme comunicare sono i miei Auguri di Nuovi Inizi portando una riflessione su quante volte restiamo fermi in situazioni che abbiamo creato ma non ci appartengono più, su quante volte ci approcciamo a noi stessi con schemi ed etichette, su quante volte ci relazioniamo con gli altri senza ascoltarli o vederli davvero. E che questa riflessione non sia critica o giudizio, non diretta ad altri ma a se stessi, come stimolo per iniziare a farsi domande diverse, più efficaci e nutrienti per l’anima. Stimolo per liberarci da tutte quelle scuse che ci raccontiamo per non cambiare, da tutto il nostro, appunto, “raccontarcela”.

Siamo nel momento della crescita personale, del coaching, delle ricerche di benessere e vedo fin troppo belle anime che passano da una identificazione all’altra, in perenne inizio senza mai arrivare al punto più importante: la propria essenza. Tecniche, metodi, ricerche … e tutto ciò che serve già ce l’abbiamo dentro, occorre solo ritrovare il modo di ascoltarlo.

 

In questo, animali e natura possono aiutarci molto. Attenzione però … non perchè essi “sono qui per noi, per aiutaci a evolvere”. E’ il contrario: siamo noi ad essere qui, e non ne abbiamo mai la vera percezione, siamo noi a generare azioni ed emozioni senza esserne mai veramente protagonisti consapevoli, ed è il momento di tornare a prender coscienza di ciò che generiamo. Stando in ascolto, del proprio corpo, del proprio sentire, andando a toccare, annusare, esplorare ciò che ci circonda. Non abbiamo tempo? Bene, continuiamo a vivere per schemi automatici.

Possiamo altrimenti tornare alla nostra natura essenziale, quella di viventi tra viventi, di animali tra animali, e tornando in contatto con le vite altrui recuperare anche la nostra.

Ciascuno, anche e soprattutto gli animali, hanno una propria vita, un proprio sentire, propri pensieri. Non sono qui per noi. Ma noi siamo qui con loro. E questa, se vogliamo, fa tutta la differenza che serve.

Vi auguro nuove Mete, Inizi e Natali. Nel senso che riporta la citazione tratta dal libro “La misura eroica” di Andrea Marcolongo (straconsigliato a tutti gli appassionati di lettura):

” Qualunque meta non è mai il punto di arrivo ma il punto di svolta. E che il senso di qualunque scelta, di qualunque viaggio, non è mai solo dove si arriva: tutto sta nel perché si parte.

La meraviglia, e la liberazione, è scoprire che il primo passo di ogni scelta non è raggiungere l’obiettivo, ma accettare il cambiamento che porta con sé. E saper sorridere quando si oltrepassa la nostra intima meta, il punto bellissimo di non ritorno, perché a cambiare siamo stati noi”.

BUON RITORNO ALLA LUCE 2019!

CI VEDIAMO VERSO NUOVI INIZI!

SARA

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