Il periodo di emergenza e di (apparantemente) isolamento è stato l’ultima tappa di un percorso verso l’Essenzialità.

Questo periodo di rallentamento e (apparente) isolamento, mi ha dato la grande opportunità di sentire varie cose. La più rilevante è stata (con mia grande sorpresa) il sollievo. Sollievo dal poter uscire da ritmi pressanti e veloci, sollievo per avere tempo da passare con la mia famiglia, sollievo di avere il tempo per leggere e studiare. E poi è arrivato persino il sentirmi lieta di essere stata sollevata da alcuni impegni che avevo, ho, scelto io, ma di cui mi sono improvvisamente ritrovata a non sentirne minimamente la mancanza.

In un momento iniziale c’è stato il senso di colpa; confrontavo questo sollievo con la sofferenza che ha generato questo spazio, poi mi sono resa conto di essere caduta nella trappola mentale del dualismo oppositivo (dove c’è una cosa non può essercene un’altra), dell’infelicità a tutti i costi e del paragone, e ho lasciato andare.

Mi sono concentrata molto sull’ascolto di me stessa, facendo i conti inizialmente con i condizionamenti per cui se ti concentri su te stessa sei egoista, una brutta persona, cattiva e via discorrendo. Li ho fatti parlare, li ho lasciati esistere, e sono passati.

Mi sono concentrata di nuovo nell’entrare in contatto con quella sensazione di sollievo, fino a che ci siamo incontrate. Ho incontrato una vita felice, una vita fatta di attività che portano in realizzazione tutto ciò che sento … trovando così anche un grande disagio, una tristezza che mi accompagnava latente. Accorgendomi per la prima volta della forma con cui avevo convissuto, che avevo creato per condividere quel sentire, che per me … è semplicemente sbagliata, inadeguata.

Ho guardato indietro, cadendo di nuovo nella trappola mentale del cercare l’errore; e gli ho dato tempo di passare, ci sono stati un paio di giorni in cui ho giocato a nascondino con la caccia alle streghe.

E ho poi riprovato a guardare indietro, riuscendo a vedere il percorso fatto.

Gli studi, cercando di realizzare ciò che sentivo senza ancora riuscire neanche a comprenderlo; realizzarlo in vari percorsi, in un lavoro convenzionale e istituzionalizzato. La difficoltà di stare in quelle strutture rigide, piene di pregiudizi e preconcetti, di verità polarizzate per cui “o la pensi come noi o sei contro di noi” ma soprattutto prive di vera umanità.

Il dolore di sganciarsi da quei percorsi, da quel lavoro, con tutte le speranze e le certezze che vi avevo riposto, con le critiche di chi non capiva a cui far fronte.

Il coraggio, di creare ciò che ho dentro senza nessun’altra certezza della fiducia che fosse la cosa giusta da fare.

La bellezza, di aver incontrato tante persone che hanno risposto a quella fiducia e l’hanno amplificata.

La voglia di generarne sempre di più, la voglia di ampliare gli orizzonti di quante più soggetti possibili.

Fino ad oggi, al sollievo che sento, perché questa fiducia e questo volerla divulgare, aveva preso la forma artefatta e distaccata della professionalità, del servizio reso, della consulenza, di un ruolo che se pur bello non mi appartiene.

Io avevo ed ho una conoscenza, un sapere e un volere, e ne proponevo l’esperienza a chi volesse fruirne con una modalità quesito-soluzione. Son state tante le evoluzioni di tale proporre, fino a che siamo arrivati ad oggi.

,,Adesso so, che è ora di andare oltre ogni forma organizzata di servizio o consulenza e di mettere al centro, veramente, le persone e gli animali, le piante e l’intero ecosistema che ci accoglie e raccoglie, partendo da me stessa. La maggior parte delle forme organizzate di scambio tra persone, anche dove si parla di relazioni e di benessere, è un modo per mettere una sorta di distacco in quello scambio. Ci sono regole implicite che frenano molti aspetti, limitano molta spontaneità, me ne accorgo molto bene adesso. Persino gli ambienti sono influenzati e ciò che avviene in tali condizioni come può essere autentico? Anche non volendo è già stato artefatto e incanalato verso alcune conseguenze. Molti strumenti diventano disconnessione da se stessi. Ci snaturano e creano ancora più confusione. E’ come avere un’enorme finestra sul mondo, poi ci mettiamo le tende, un armadio davanti, un paio di muri e lavoriamo con la luce rimasta sulle immagini che vediamo dalla finestra.

Da oggi ci sono, in piena presenza, ci sono per chi vuole uno scambio autentico, ci sono per i curiosi, ci sono per chi non ne può più di sentire dolore, ci sono per chi non ha più voglia di sentirsi dire cosa fare, di sentirsi vendere questo o quel metodo salvifico, per chi non ne può più di gente che in realtà propone per avere semplicemente un bel corteo egoico.

Ci sono in piena presenza, ovvero con tutto ciò che sento e penso e so, offerto sempre e comunque con amore, attenzione, empatia e col massimo rispetto. L’impegno su questo è massimo.

Questa che vi racconto è ovviamente la mia esperienza, la mia verità, non c’è nessuna volontà di generalizzazione, non è che quel che faccio io “va bene” né è “una strada seguire”. E’ la mia esperienza, da cui ciascuno può trarre ispirazione in qualsiasi modo, può anche ignorarla e se mai dovesse aver voglia di contestarla, prima di farlo, spero sia anche l’occasione per chiedersi quale parte inascoltata di sé ha toccato.

Non ho risposte né per me né per altri, non le voglio avere, ho imparato e sto imparando a farmi domande e a stare in contatto con tutto ciò che arriva da questo meraviglioso mondo esterno attraverso i canali sensoriali, tutti, anche quelli più sottili e non ufficialmente riconosciuti.

Ho imparato e sto imparando a osservare, accorgendomi adesso anche dello stimolo che mi provocherà dolore o disagio, reale o pensato, e percependolo entra in me in tutt’altro modo. Si è amplificata ancora di più la capacità di vedere e vivere gli altri, anche di diversa specie, con occhi liberi da sovrastrutture, liberi dall’interpretare, spiegare e catalogare comportamenti.

So che posso trasmetterlo, posso farlo vivere come lo vivo io. So che posso, ci riesco, sentire ciò che sentono gli altri, questo meraviglioso dono dell’empatia che mi è stato dato come Talento.

So che posso farlo mio quel sentire altrui senza tuttavia spostare di una virgola ciò che sono.

So che posso fondere quei sentire e restituirli attraverso una vibrazione, un’emozione, un’azione, una o più parole che cambiano anche ciò che percepisce l’altro.

So che posso camminare con chi ha voglia di vivere, vivere bene, vivere davvero.

So che possiamo vedere gli altri con occhi che non avremmo mai immaginato di avere, occhi liberi.

So che è difficile, perché tutto questo richiede il distacco da schemi mentali, credenze, convinzioni, azioni e abitudini che diamo per certamente vere e certamente utili, richiede di sviluppare grande fiducia in se stessi e una capacità di ascolto notevole. Richiede di accostarsi davvero all’amore, inteso come relazione e accoglienza profonda, senza giudizio e senza spiegazioni, con tutto ciò che ci attraversa. So che è difficile, perché io per prima l’ho fatto e sto continuando a farlo.

E vi garantisco che è possibile.

So che è doloroso perché molte persone, anche che amiamo, possono non capire e innescare la non accettazione, la non accoglienza, la pressione ad adeguarci, tutti modelli di amore condizionato che abbiamo ereditato.

So che è doloroso perché lasceremo andare certezze che hanno avuto valore.

Sento dolore, per tutte le persone che non capiscono ma cercano di riportare tutto e tutti ad una comprensione idealizzata, per chi vuole risposte e non le trova, per chi resiste al cambiamento, per chi del proprio meglio ogni giorno e a sera si ritrova stanco e insoddisfatto.

Combatto con la paura, che mi accompagna da sempre, di ferire gli altri.

Chiedo perdono, per tutto ciò faccio o dico e che risuona per qualcuno come negativo, come offensivo quasi, come attacco a un valore, come maleducazione, come superficialità, come l’ignorare dei doveri e delle richieste “sociali”.

Vivo leggera di molte sovrastrutture, semplicemente lo racconto e lo condivido, con punti di vista essenziali e nati da una scelta critica.

Questa sono io, questo porto nel mondo.

Non ho risposte, vivo facendone a meno e questo mi consente di avere molte domande che mi aprono a mille possibilità, tante avventure e infinite emozioni. E ho voglia di condividere tutto questo con chi ha voglia di fare altrettanto.

Quando questo periodo finirà sarò lieta di ritrovare persone care, le donne dei gruppi, le Mediatrici, i cani, i cavalli, le colleghe giocose, nuovi sconosciuti volti. E con loro, scambiare il vissuto e tutto quello che verrà, augurandomi di crearne insieme il più possibile.

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