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Come difendere i nostri compagni animali dai botti di capodanno?

Ci risiamo, di nuovo alle prese con le feste e … i botti di capodanno! Per i nostri compagni animali è un pessimo appuntamento ed è difficile trovare luoghi in cui siano completamente assenti fuochi d’artificio e affini. Come fare? Purtroppo la soluzione definitiva non esiste o almeno io non l’ho ancora trovata, ma ci possono essere strategie utili per diminuire il disagio prodotto da botti e rumori forti.

Condivido in questo articolo e nel video allegato le stesse strategie che utilizzo anch’io, non solo con  i miei cani e gatti, ma anche con i conigli, i pappagalli (che nel video sentite in sottofondo ma non si vedono poiché sono in giro per la stanza), l’asino …. e beh, con le capre finora non è stato necessario perché non si sono spaventate pressoché di nulla 🙂

Le strategie che utilizzo sono:

1. controcondizionamento e desensibilizzazione, rimedi classici, si lavora sull’associazione positiva agli stimoli negativi. Ovvero, nel caso di botti e rumori forti, faccio sentire il rumore in questione partendo da un volume basso e immediatamente, quasi in contemporanea, propongo all’individuo mio compagno animale una carezza, una coccola, un gioco, un premio in cibo. Si cerca di far associare uno stimolo che provoca una reazione di fuga e paura ad un elemento che invece porta gratificazione, serenità. Si va a lavorare sulla risposta del sistema nervoso ad uno stimolo proveniente dall’esterno. Si può farsi aiutare da professionisti del settore, in modo da esser supportati nel tempismo e nell’osservazione delle reazioni. E’ importante infatti seguire tale progressione:

  • far sentire il rumore partendo da un volume basso, si può fare anche con la voce o utilizzando rumori registrati
  • sorridere, consapevoli che stiamo portando un aiuto efficace
  • fornire subito qualcosa di gratificante: gioco, coccola, carezza, cibo
  • prima di ripetere aumentando il volume fare attenzione al comportamento del nostro compagno animale: se resta immobile, sgrana gli occhi, cambia la respirazione o altro restate con lui, sereni, senza ripetere il rumore, finché non si rilassa. Più lunga è la durata della reazione (ovvero più tempo occorre affinché ci sia rilassamento) maggiore sarà il tempo necessario affinché quello schema reattivo cambi.

2. lavoro sul mio stato emotivo. Quando un individuo a cui siamo affezionati si spaventa o non sta bene, di riflesso entriamo in una condizione di malessere anche noi, è un meccanismo empatico innato. Nel caso dei botti di capodanno è tuttavia indispensabile fornire il messaggio che non sta avvenendo nulla di realmente pericoloso. Occorre portare attenzione sul messaggio di tranquillità che vogliamo dare e non su come si sente l’altro, come se diventassimo delle enormi “calamite” che spostano lo stato emotivo dell’altro verso il nostro. Quindi occorre esser consapevoli che star bene o quantomeno star meglio si può, sorridere evocando in noi un ricordo felice, respirare (spesso quando siamo in ansia stiamo in apnea), e restare il più fermi possibile col corpo. Aiuta molto un’espressione serena, movimenti dolci e non frenetici, il nostro corpo può fornire tantissimo supporto se siamo noi dall’interno a orientarne le emozioni trasmesse. Quindi

  • concentrarsi sul portare aiuto efficace, l’attenzione va spostata dalla paura che percepiamo al fatto che star bene è possibile e non sta succedendo nulla di realmente pericoloso
  • respirare
  • sorridere evocando un ricordo felice
  • movimenti del corpo limitati e morbidi

3. fornire un posto sicuro, un luogo ovattato, riparato, protetto. Anche solo per questo periodo creare luoghi in cui i nostri compagni animali si sentano al sicuro, distanti da porte e finestre (da cui il suono in genere passa con più facilità), metter loro a disposizione parti della casa che possano essere più silenziose, creare delle zone riparate utilizzando scatole, coperte o altro. Iniziare in questi giorni è importante, altrimenti se la creazione di un posto sicuro avviene in concomitanza con i botti, si corre il rischio di rinforzare l’idea che serva un posto dove rifugiarsi perché ciò che accade è realmente spaventoso.

4. utilizzare rimedi floriterapici. Io ne faccio ampio utilizzo, in base anche alla personalità dei miei compagni. Ognuno ha precise caratteristiche che sottendono precise reazioni ed emozioni, farsi aiutare da un bravo floriterapeuta permette di trovare la tipologia di fiori e la miscela giusta per ogni soggetto. Anche in questo caso occorre iniziare adesso, con giorni d’anticipo, per permettere ai fiori di produrre i loro maggiori effetti in tempo utile a quando serviranno.

Detto questo, purtroppo i botti di capodanno sono un vero e proprio tormento sia per gli animali sia per molte persone. Ci sono vari Comuni in Italia che li vietano ma purtroppo non sempre tale divieto viene rispettato. Può comunque essere utile conoscere quali essi siano e spostarsi magari in quello più vicino in cui sicuramente se non saranno proprio assenti, ci sarà una riduzione dei botti.

A me aiuta molto anche la meditazione e fare esercizi mindfullness nei giorni precedenti le feste: quando sono serena e centrata io, riesco a supportare anche i miei compagni in modo molto migliore rispetto a quando sono stanca, sovraccarica e sotto stress. Quindi prendetevi cura anche del vostro riposo, dei vostri pensieri e delle vostre emozioni, rallentandone il ritmo e volgendoli alla produzione di effetti gratificanti.

Far sentire rumori più forti o di altro tipo, come tenere la tv a tutto volume o far sentire musica rilassante, può essere un altro rimedio, ma personalmente non ne ho tratto risultati particolarmente efficaci, l’effetto è durato solo pochi minuti. Però, come si suol dire, tentar non nuoce.

Il Natale non è solo obbligo di regali e cenoni, può anche essere un momento per ritornare a un nuovo inizio, per l’appunto, partendo proprio da ciò che è importante: noi stessi, come stiamo e cosa possiamo trasmettere in supporto a chi amiamo.

 

La connessione tra emozioni umane e malattie degli animali

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Esiste una connessione tra le malattie del corpo, i disequilibri fisici, e le emozioni?

Se esiste come avviene il collegamento?

Il corpo per come lo vediamo è un insieme di movimenti ed espressioni. Quando tutto “funziona”, ovvero quando ogni parte del corpo risponde alla sua funzione, al compito che ha, si parla di “salute”. Ed è una condizione troppo spesso data per scontata, non si pone attenzione al fatto che esiste un delicato equilibrio fatto di tante variabili. Quando accade che una o più di queste variabili entrino in disequilibrio, il corpo entra in uno stato di “sintomo” o “malattia”.

Perché?

Il corpo ovvero pelle, muscoli, ossa, organi, è mosso dall’interno dal sistema nervoso. I neuroni, le cellule del sistema nervoso, conducono informazioni, sottoforma di stimoli elettrici e chimici, in tutte le aree del corpo in un processo che è aperto anche verso l’esterno. Ogni individuo analizza migliaia di stimoli provenienti dal mondo: vibrazioni che vengono analizzate dall’orecchio e divengono suoni o parole, radiazioni luminose che vengono analizzate dall’occhio e divengono immagini, per fare solo due esempi. Ogni vibrazione diventa impulso elettrico e informazione chimica, che si propaga nel corpo. Ogni informazione può essere armoniosa con quelle che fanno funzionare in modo equilibrato il corpo oppure possono essere disarmoniche. Nel secondo caso si produce malattia, che per definizione è un blocco o alterazione del corretto funzionamento di una parte fisica, materiale.

Le emozioni, ovvero gioia, tristezza, rabbia e molte altre, sono impulsi elettrochimici che gli animali sono in grado di percepire. Non è possibile bloccare tale processo. L’essere umano sente l’emozione come sensazione, come disagio o gratificazione, ma non ne sente sempre la vibrazione nel corpo; gli animali invece si, grazie alla maggior sensibilità percettiva, tattile e olfattiva. Anche i pensieri sono impulsi elettrochimici, sono infatti composti da oscillazioni dei neuroni che dal cervello si riversano sul fisico. E anch’essi influiscono sugli animali come vibrazione che può esser da loro sentita esattamente come avviene per le emozioni.

Gli animali che vivono in ambito domestico hanno scarsa possibilità di scelta sull’ambiente, sui ritmi, sul cibo, sui compagni di vita; essi possono solo tentare di rispondere, attraverso i comportamenti, alle emozioni, ai pensieri, alle vibrazioni, che ricevono dall’esterno, presenti intorno a loro. Se il comportamento individuale viene compreso, se c’è buona comunicazione e scambio relazionale tra individui umani e animali, se c’è consapevolezza dei diversi bisogni e richieste, è molto probabile che il fisico risenta dell’armonia generata da una condivisione efficace. In caso contrario, il corpo può risentire di quella mancata comprensione, dovuta ad una errata interpretazione dei comportamenti, a scarsa conoscenza dell’altro come individuo, ed anche ad inconsapevolezza e scarsa cura del proprio stato emotivo.

Ecco quindi che ambienti caotici, conflittuali, infelici, disattenti, in cui è alto il livello di stress o d’ansia, divengono per gli animali letteralmente “tossici” ovvero vanno a creare disarmonia nel loro corpo. E non solo per gli animali, sappiamo tutti quanto sia fisicamente devastante vivere esperienze e situazioni di disagio.

A ciò si aggiunge l’influenza delle sostanze che vanno a costruire ogni cellula del corpo introdotte attraverso la nutrizione: acqua, cibo. Un’attenta cura a ciò che diamo da mangiare, che parte innanzitutto da una corretta informazione, è un altro elemento indispensabile per mantenere lo stato di equilibrio “salute”.

Ecco perché il corpo è specchio dell’anima: i movimenti, le espressioni, i comportamenti, e infine le malattie degli animali riflettono ciò che essi vivono con noi, attraverso noi, ci dicono quali informazioni abbiamo ignorato e a quali invece abbiamo dato troppa attenzione.

Per generare un buon equilibrio, è possibile imparare a fare attenzione principalmente a tre cose:

  1. osservare senza interpretare: imparare a conoscere chi è il mio cane, o gatto, o coniglio, l’essere vivente con cui vivo, come individuo; imparare a vederne i talenti, i pregi, i difetti, le caratteristiche, passa dall’osservare senza giudizio. Se vedo due cani che corrono e penso “stanno giocando” è già un giudizio, è un’informazione che memorizzo e che genera una precisa vibrazione. Per dire che cosa avviene realmente dovrei conoscere i pensieri e le emozioni di quei due individui ma alla mente umana occorre tempo per imparare a comprendere l’altro. Pertanto se penso “giocano” tolgo vera attenzione a quel che osservo poiché alla mente ho dato una spiegazione logica di ciò che sta avvenendo e in questo magari perdo le espressioni emotive, le posture, magari anziché un gioco c’era una richiesta di aiuto che non riusciamo a vedere. Osservare senza interpretare è il primo passo per comprendere l’altro: si tratta di imparare un linguaggio nuovo e diverso, dato che ogni specie, e ogni individuo, parla un linguaggio proprio.
  2. il proprio stato emotivo. Si è poco abituati a porre attenzione alle proprie emozioni. Si è abituati ad un generico “sto bene” e “sto male” oppure utilizziamo definizioni vaghe come “sono in ansia”, “va tutto bene” o “sono giù”. In questi casi non siamo coscienti di quale emozione, di quale impulso, abita il nostro corpo e viene trasmessa agli altri. Ci sono tante tecniche per entrare in contatto col proprio mondo interiore, ma si parte sempre dal chiedersi, più volte al giorno “come sto?” e darsi una risposta che sia il più precisa possibile della sensazione che sento in quel momento. Evitare critiche, ironia o sarcasmo verso se stessi, vittimismo, fuga, è un primo passo indispensabile per pensare al benessere, proprio e degli animali con cui viviamo.
  3. i propri pensieri. La mente non distingue tra realtà e immaginazione, le neuroscienze lo hanno ampiamente dimostrato. Pertanto se io penso a qualcosa di negativo, si attiveranno in me delle emozioni di disagio, che verranno percepite da chi mi vive attorno. Curare i propri pensieri, scegliere con cura la qualità del nostro dialogo interiore: come ci parliamo, cosa diciamo a noi stessi, evitare di criticarci o affermare i nostri limiti, è essenziale. Ciò che pensiamo è ciò che scarichiamo addosso agli animali, nel bene e nel male.

Mi rendo conto di quanto tutto questo possa sembrare enorme ma è della vita che stiamo parlando, di come funziona il corpo che abitiamo, della qualità di vita che vogliamo costruire per noi e per chi diciamo di amare.

Non si tratta solo di “curare” ma di “prendersi cura” giorno per giorno, degli esseri viventi che vivono con noi. Affiancando all’amore che proviamo per loro attenzione e coscienza di ciò che avviene in noi.

La presenza dei nostri animali è un dono; ricambiamolo prendendoci cura di ciò che essi vivono con noi.

Felicità e Perfezione: cosa sono per te? Se ti va, dillo con un’immagine (da allegare nei commenti)

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La scorsa settimana parlavo, e riflettevamo insieme, con Silvia della connessione tra felicità e perfezione.

Intanto ci chiedevamo:

cos’è la felicità?

Per qualcuno corrisponde alla serenità, alla libertà da preoccupazioni e pensieri disturbanti, per altri ad un benessere economico, per altri ancora al raggiungimento di determinati traguardi.

Spesso alla felicità si associa un oggetto, “si è felici quando” e “si è felici se” e tale oggetto ha spesso tutta una serie di parametri da rispettare. Forse per quello, per chi non ha un preciso riferimento del “sono felice quando” è difficile definire cosa sia la felicità.

I parametri rispettati, gli obiettivi da raggiungere, valutare quando i desideri siano realizzati, creano un’idea di “perfezione”.

E anche qui ci poniamo la domanda:

che cos’è la perfezione?

Viviamo in un momento storico in cui la vita sociale, le relazioni tra individui, sono molto improntate sulla performance, sul raggiungimento di traguardi e obiettivi, su parametri di riferimento. Nulla di male, anzi, tranne nel caso in cui si perda di vista anche tutto il bello che già c’è.

Felicità è uno stato interiore sostenuto da una chimica benefica per il corpo. Tale chimica benefica è scatenata da reazioni fisiologiche, che hanno luogo soprattutto nel cervello quindi dai nostri pensieri e dalle azioni che quei pensieri innescano. I movimenti interiori, emozioni e pensieri, muovono il corpo. E il corpo, come accade nello yoga della risata, può condurre la mente a produrre determinate reazioni. La connessione corpo-mente è strettissima e spesso non ci accorgiamo di quanto i nostri stati e-motivi (appunto) influiscono e determinano la realtà che viviamo.

Ciò che penso, il modo in cui parlo a me stesso attraverso il dialogo interiore, come interpreto le esperienze che vivo e i messaggi degli altri, determinano la qualità della nostra vita. Felicità compresa. Infatti nella comunicazione non violenta di Marshall Rosemberg il primo punto importante è imparare a non interpretare ciò che ci accade o ciò che ascoltiamo, restando nella semplice osservazione dei fatti.

Perché il come pensiamo che “vadano fatte” delle cose o “debbano essere” determinate situazioni o persone, determina il nostro livello di “perfezione” che ci aspettiamo o che vogliamo creare. La buona riuscita o meno provocherà l’attivazione di reazioni chimiche benefiche per il corpo ovvero che ne agevoleranno il buon funzionamento, oppure intossicanti, ovvero che porteranno il corpo a funzionare con più difficoltà.

Felicità e perfezione sembrano quindi essere strettamente connesse. Per comprendere meglio tale connessione ho pensato di lanciare un sondaggio.

Il rapporto tra felicità e perfezione potrebbe essere descritto, più che a parole, da immagini. Quindi chiedo a tutti coloro che hanno voglia di condividere il loro pensiero, di postare nei commenti l’immagine di ciò che ritengono “perfezione” o “felicità” o entrambe, spiegandolo magari con un breve commento.

Credo sia interessante osservare ciò che ne uscirà fuori.

In testa a questo articolo ho inserito quella che è per me l’immagine dell’unione di felicità e perfezione: l’alba di un nuovo giorno, che potrà essere ricco di luce o con qualche nuvola, ma che rappresenta nello spettacolo della natura un nuovo inizio, un altro giorno donato dalla vita, in cui i miei occhi possono vedere la bellezza ritratta nella foto.

Mediatori della Relazione Specchio® 2018

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Si è concluso questo weekend il corso per diventare Mediatori della Relazione Specchio®, un percorso che ha come obiettivo la valorizzazione delle caratteristiche uniche di ogni individuo al fine di comprendere lo scambio relazionale. Ogni individuo è un mix irripetibile di caratteristiche, competenze, talenti, emozioni, esperienze vissute. Ogni individuo porta nella comunicazione e nello scambio con altri individui la propria unicità.

La relazione è il luogo di scambio, di emozioni, sentimenti, idee, bisogni ed è il luogo in cui possono aprirsi grandi possibilità gratificanti o conflitti ed incomprensioni.

Nel percorso i Mediatori lavorano su se stessi, sul proprio corpo, sulla voce, sull’emozione e lavorano con l’altro, sull’osservazione libera da giudizi e sul comunicare senza interpretare i messaggi ricevuti.

I partecipanti dell’edizione 2018 sono stati eccezionali nel loro mettersi in discussione, nei confronti costruttivi, nel fidarsi a provare attività nuove che li hanno in alcuni casi messi di fronte a grosse novità, incertezze e timori.

Cani e cavalli sono stati i maestri d’eccellenza del percorso, esseri che permettono di osservare quanti schemi automatici ci limitano nell’esprimere realmente bisogni ed intenzioni e di vivere una vita piena. Abbiamo sempre molto da imparare da loro.

Il Mediatore della Relazione Specchio® è un professionista che sostiene gli individui nella relazione affinché possano creare maggior comprensione di se stessi, delle dinamiche comunicative che utilizzano e sbloccare le risorse per rendere efficace e gratificante lo scambio relazionale. Per far questo ogni partecipante del corso necessita innanzitutto di conoscere se stesso, le proprie possibilità, affrontare i propri dubbi, testare le proprie aree di confort e competenza.

Non si tratta infatti di creare figure che interpretano e giudicano, che forniscono risultati preconfenzionati e categorizzati, che utilizzano strumenti fisici, emotivi o mentali che siano. Si tratta di divenire nuovamente empatici nella relazione, liberi di esprimere il proprio sentire e il proprio pensare, di condividere la propria meravigliosa essenza così da rendere liberi altri esseri viventi, che siano animali umani o animali non-umani. Ognuno di noi osserva e sente gli altri ed è in questo che si genera quello specchio che, espresso in modo efficace, permette una crescita incredibile e continua.

Grazie a tutti coloro che hanno messo impegno ed energia in questo percorso, grazie di portare la vostra bellezza nel mondo, a tutti voi auguro bellissime esperienze di vita!

E il percorso insieme è soltanto all’inizio!

 

 

 

Il cane

Nella convivenza con un cane, è importante

conoscere le modalità di relazione e le caratteristiche

di specie, razza e soggetto.

Sia l’uomo che il cane possiedono competenze

altamente sociali ed empatiche.

I cani ci amano come noi amiamo loro,

provano le nostre stesse emozioni di base.

La comunicazione e la capacità di guidarsi a vicenda sono competenze da sviluppare. Insieme.

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Ogni cane, così come ogni essere umano, ha una propria Personalità.

Ci sono, in entrambe le specie, delle caratteristiche genetiche che determinano le modalità basilari di comportamento e apprendimento. Conoscerle permette di progettare

il miglior modo di comunicare.

Emozione e apprendimento sono eventi sincronici, ovvero tutte le informazioni che immagazziniamo nel corso della vita sono associate a emozioni. Quali ricorderemo e useremo più facilmente?

Quelle positive!

Mentre siamo condizionati in modo inefficace per il benessere di vita da quelle negative.

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Il linguaggio dei cani, così come quello umano, passa principalmente dal linguaggio del corpo. Eh già, anche la comunicazione verbale umana è influente sul trasmettere messaggi solo per il 7%, mentre il restante è determinato da posture, gesti, toni ed espressioni.

Il linguaggio del corpo comunica

anche quando non ne siamo consapevoli.

Diventare buoni osservatori e acquisire la capacità di essere efficaci nella comunicazione fa la differenza

tra il trovarsi risultati voluti o difficoltà da gestire.

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Ci sono moltissime modalità di interazioni tra cani.

Le dinamiche di gruppo, di branco, sono basate

sulla cooperazione e sulla collaborazione

(se ti va di approfondire questo è un bellissimo studio scientifico).

Ogni cane sviluppa competenze sociali e relazionali attraverso le esperienze, anche quelle fatte insieme alla famiglia umana di riferimento.

Il gioco è un’attività che avviene prevalentemente tra soggetti che vivono insieme o si conoscono bene. Le attività di tipo “giocoso” invece sono utilizzate per allentare tensioni, adottare comportamenti per conoscere l’altro, risolvere situazioni di disagio, testare le proprie capacità sociali.

E’ importante riconoscere quando i nostri cani stanno effettivamente giocando e quando invece stanno gestendo delle difficoltà o cercando di capire la personalità di altri soggetti, per offrire il nostro sostegno o lasciarli liberi di agire.

Il gatto

I gatti sono da sempre considerati animali magici, quasi mistici.

Sono dotati di una spiccata sensibilità, sensoriale, emozionale e fisica. Sono infatti animali “a fibra bianca” ovvero la loro muscolatura è azionata principalmente da fibre nervose. Motivo per cui sono così agili, veloci e dotati di equilibrio.

Altamente selettivi, olfattivi, capaci di sviluppare relazioni di svariate tipologie, possiedono una comunicazione fine e specializzata che può renderli, a prima vista, difficili da capire. Hanno anche un rapporto particolare col tatto, per cui è importante la modalità in cui carezzarli e toccarli, pena il contatto con gli artigli.

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“Il gatto possiede una notevole capacità di scegliere l’ambiente in cui vivere, tanto che “nella maggior parte dei casi i gatti non hanno subito una selezione artificiale, ma si sono auto-addomesticati” (citazione tratta dal libro “Addomesticati” di Richard C. Francis).

I gatti sono cacciatori solitari, ovvero non cacciano in branco come i canidi, e necessitano di un proprio spazio, un proprio territorio,

ma riescono comunque a convivere con individui

della stessa come di altre specie.

Gatti, cani, cavalli e esseri umani, possiedono una propria personalità e delle caratteristiche di base che influenzano apprendimento e comportamento.

Condividono anche le stesse emozioni di base e la loro pupilla si dilata o si restringe a seconda del loro stato d’animo.

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I gatti trascorrono dormendo quasi due terzi della loro esistenza, più di qualsiasi altra specie domestica” (citazione tratta dal libro “La mente del gatto” di Bruce Fogle), non stupiamoci quindi di vederli spesso accoccolati per casa o in giro sonnecchiando o dormendo.

Sono animali empatici, capaci di riflettere in modo spiccato le informazioni, soprattutto emozionali, che percepiscono dagli individui con cui convivono.

Hanno uno spiccato senso del prendersi cura,

che esternano in base alla loro personalità.

Una testimonianza: Silvia e il percorso che abbiamo fatto insieme

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Non ho mai incontrato Silvia di persona, ci siamo scritte, chieste informazioni, scambiate idee e pareri su molti libri, ma sempre a distanza. Tuttavia ha un’energia che ho sentito da subito molto dinamica e mi è venuto spontaneo relazionarmi con lei. Quando tempo fa ho lanciato l’appello su facebook su chi volesse provare un percorso di crescita con me, Silvia ha risposto, io ho accettato … e questo è il racconto, scritto da Silvia, che ne consegue. Da parte mia, sono sempre molto grata a queste esperienze, perché mi permettono non solo di conoscere anime bellissime, ma di venir arricchita dalla bellezza che si esprime nella condivisione e nella fiducia reciproca che si crea nell’aprirsi l’una all’altra. Con Silvia poi il percorso è stato intenso, si è messa moltissimo in discussione, in ascolto, in attenzione. Grazie Silvia, per la tua preziosa ed espressa unicità e il tuo impegno, grazie a te e a tutta la tua bellissima famiglia!

Ecco la testimonianza, il racconto, di Silvia:

” Talvolta, la vita, ti getta davanti delle liane di salvezza e tu devi essere pronto a prenderle al volo se vuoi salvarti… questo ho pensato quando ho incontrato Sara e il suo meraviglioso progetto rivolto alla conoscenza di se e degli animali.

L’opportunità che mi ha offerto mi ha reso consapevole di quanto bisogno in quel preciso momento avessi di parlare in modo così umano ed empatico con una persona mai conosciuta personalmente ma con la quale mi sono trovata fin dal primo momento come con una amica decennale.

Il primo scoglio di cui avevo bisogno di liberarmi era una sorta di rabbia repressa che avevo verso una persona che aveva tradito la mia fiducia. Questo aveva comportato una mia mancata accettazione della realtà ed un astio verso di lei che non è tipico del mio carattere.

Invece da mesi oramai non riuscivo ad uscirne. Avevamo interrotto i contatti e ogni occasione era buona per ripensare sempre a quella circostanza facendo aumentare in modo esponenziale il dolore che provavo.

Sara è riuscita da subito a farmi capire come le persone con cui ci connettiamo ogni giorno non siano da noi controllabili. Noi possiamo dare loro fiducia considerandole quindi consapevoli e serie. Ma poi tutto deve finire qui. Non possiamo essere noi ad agire nel passo successivo. Non è più una nostra responsabilità il loro atteggiamento. Se queste faranno ciò che noi consideriamo corretto tanto meglio ma anche in caso contrario non possiamo farcene carico perché la nostra capacità di modificare e di influenzare gli avvenimenti della vita termina lì.

Da quel momento la mia anima ha ripreso a volteggiare e sono stata in grado di dimenticare quello che era successo. Mi sono tolta un un peso che non mi faceva più volare. Ho chiamato telefonicamente la persona in questione e dopo tanti mesi finalmente il mio pensiero non rincorre più quell’avvenimento. Voi direte: ma può un semplice consulto rendere possibile tutto ciò? Un dialogo di poche ore risolvere un problema che stava sempre più crescendo nella mia anima e che stava assumendo proporzioni smisurate autoalimentandosi con il mio astio e la mia rabbia? Direi proprio di si se la persona con cui stai parlando si mette sulla tua stessa lunghezza d’onda come Sara ha fatto e ti fa capire fino dove il controllo personale dell’ambiente esterno può e deve arrivare. Non oltre. Non sarebbe giusto per nessuno.

Una volta superato questo scoglio Sara mi ha accompagnato come un bravo maestro nella scoperta di ciò che mi rappresenta, di come io vedo me stessa nel mondo per arrivare alla fine del sentiero alla definizione dei miei talenti, di come si manifestano e si realizzino e di come questi possano influenzare il mondo intorno a me.

E’ stato un percorso fatto con il cuore. E’ stato un percorso che mi ha arricchito personalmente e nel rapporto con gli altri. Mi ha fatto comprendere me stessa, le mie qualità e come queste possano essere utili per gli altri che mi stanno accanto. Tutto questo senza mai imporre la mia presenza. Mi porgo ma non obbligo più nessuno ad accettarmi. Io sono questa, i cani che vivono con me sono questi. Non possiamo vivere sempre e solo per onorare obiettivi che il mondo ci impone ma che non sono nostri. Nessuno stimolo che proviene dal mio esterno, d’ora in poi, potrà più entrare nella nostra sfera a meno che questo non sia da me condiviso e accettato. Sembra poco? Non lo è.. specialmente nel mondo frenetico e così stereotipato e classificato in cui viviamo oggi. Il percorso che Sara mi ha fatto vivere consente a tutti di trovare una propria dimensione di vita con gli animali e con se stessi il che rende il rapporto con loro molto meno conflittuale e molto più costruttivo.”