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Sostenere noi stessi per sostenere gli animali compagni che vivono con noi

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Gli animali sentono le nostre emozioni, i nostri pensieri, capiscono le nostre reali intenzioni (ovvero sanno ciò che vogliamo davvero, anche quando spesso non lo sappiamo noi perché non tutte le informazioni giungono alla nostra parte cosciente, ma esistono in noi e generano vibrazioni). Attraverso la lettura del nostro linguaggio corporeo, che non mente mai, attraverso la capacità di percepire l’odore e la vibrazione di ciò che proviamo e pensiamo.

Come possiamo fare e cosa possiamo fare per emettere vibrazioni ed emozioni funzionali, efficaci, per il benessere, nostro e loro?

Lambiccarsi il cervello serve a poco, difficilmente creiamo soluzioni con gli stessi schemi di pensiero e le stesse informazioni che ci hanno creato difficoltà. La mente utilizza le esperienze apprese per prevenire difficoltà future, ovvero proiettiamo continuamente il passato nel futuro influenzando il presente. Questo processo innesca tutta una serie di emozioni disturbanti, che non appartengono davvero a quel momento, non sono connesse a ciò che accade intorno a noi, ma ad un processo mentale, immaginario. La mente non distingue tra immaginazione e realtà, ciò che pensiamo attiva il corpo a muoversi, agire o reagire. I problemi, le difficoltà, i dubbi sono reali ma come li pensiamo e affrontiamo è un processo immateriale e fa notevolmente la differenza su ciò che viviamo.

Divenire efficaci nell’affrontare le difficoltà significa mettere attenzione su ciò che accade veramente intorno a noi, distinguendolo da ciò che sentiamo dentro di noi. Significa riconoscere ciò che è reale, appartenente a quel momento, e ciò che invece abbiamo connesso a qualche situazione già vissuta. Significa andare a effettuare delle scelte consapevoli, in presenza.

Tale processo diminuisce notevolmente il dispendio di energia, aumenta il benessere di vita nostro e di chi ci circonda, e ci mette in una condizione di coerenza rispetto a ciò che viviamo. Tale coerenza cambia profondamente la relazione con gli animali che vivono con noi poiché essi vivono con noi il presente, solo il presente, e ci percepiscono finalmente connessi a loro e al momento.

A livello teorico potremmo parlarne a lungo ma per agire servono idee e azioni pratiche. Il processo basilare è questo:

  1. trovo le situazioni e azioni che generano in me emozioni di gioia, soddisfazione, calma, appagamento, ogni tipo di emozione gratificante; sono le emozioni che ci dicono che i nostri bisogni primari (tra cui il più importante ed ineliminabile è l’affetto-appartenenza) sono soddisfatti.
  2. inizio a immaginare, creare letteralmente, come posso aumentare quelle situazioni/azioni nella mia vita. E’ possibile in molto modi, attraverso acquisizione di informazioni, cambiamento di atteggiamento, utilizzo di tecniche e strumenti, ecc.
  3. metto in pratica ciò che ho immaginato, creato e acquisito come informazione. Occorre passare all’azione e in questo la “paura di sbagliare” è solo una resistenza al cambiamento. Tutti sbagliamo ed è un processo assolutamente necessario per imparare, per muoverci, per non stagnare nelle situazioni, per vivere.

Detto questo, vediamo cosa possiamo fare nello specifico.

1- trovare le situazioni che generano in noi emozioni gratificanti. Possiamo farci varie domande e riflessioni:

  • quali sono le cose che ti piace fare
  • quali sono i momenti in cui ti senti assolutamente bene, senza pensieri
  • quali sono le cose che altri ti dicono che sei brava/o a fare
  • quali sono le cose che fai senza pensarci e riescono nel risultato (ad esempio: cucinare, leggere, ballare, dipingere, ascoltare, ecc)
  • quante volte sei concentrata/o su ciò che fai e non su altro, ovvero dove sta la tua attenzione
  • a cosa dai attenzione ogni giorno: alle notizie catastrofiche, alle cose che non funzionano, alle cose belle, agli altri, a te stesso. In che percentuale?
  • cosa significa “sentirsi bene” per te. Scrivi la definizione
  • elenca tutte le volte in cui hai ottenuto risultati gratificanti, non importa che siano grandi eventi, anche l’ultima volta che hai cucinato la pappa al pomodoro ed era gustosa è un risultato gratificante (per tutti coloro che l’hanno gustata). La nostra mente tende, per processi biologici, a ricordare soprattutto le esperienze in cui non siamo riusciti, che ci hanno messo in difficoltà, che hanno creato dubbi e timori. Se la lasciamo fare ci ritroviamo costantemente in balia di emozioni disturbanti. Provate a invertire il processo dando attenzione alle moltissime volte che siete riusciti in tante cose
  • se voglio creare una situazione, un cambiamento, inizio a pianificare ciò che farò: mi serve acquisire informazioni, strumenti o tecniche? Ho bisogno di pianificare le azioni per cambiare alcune abitudini? metto attenzione ad altro rispetto a ciò che faccio di solito, con volontà. Pianificate scrivendo, è più efficace

2- come aumentare le situazioni gratificanti nella vita. Vi riporto alcune tecniche/strumenti utili:

  • non parlate male a voi stessi e agli altri di voi stessi
  • scegliete con cura le parole del dialogo mentale. Meglio eliminare l’utilizzo del “non” e iniziare a formulare pensieri rivolti a ciò che vogliamo anziché pensieri rivolti a ciò che non vogliamo
  • non criticatevi, soprattutto non criticare il passato perché nel momento in cui lo abbiamo vissuto avevamo informazioni parziali sugli eventi; è solo da una prospettiva futura che vediamo le esperienze per come sono andate e criticarle serve solo a generare inutili emozioni disturbanti. Impariamo le lezioni dal passato e lasciamolo nei ricordi
  • iniziate a prendere confidenza con la parola “permettere”: permettetevi di sentirvi stanchi, di sbagliare, di mostrarvi fragili, di chiedere, di ammettere di aver paura e molto altro
  • iniziate a prendere visione di cosa controllate. Il controllo è alla base di tantissime dinamiche relazionali disfunzionali, anche con noi stessi, riconoscibili perché ci tolgono molte energie. Iniziate a osservare cosa cercate di controllare, consapevoli che possiamo controllare solo ciò che ci appartiene e non gli altri, neanche con le parole
  • concedetevi almeno per un’ora a settimana del tempo per fare ciò che vi piace
  • prendete confidenza con l’elemento “tempo”: le ore del giorno non sono illimitate, possiamo fare molte meno cose rispetto a quelle che pensiamo. Quindi inserite sempre il ringraziamento a voi stessi per tutto ciò che fate e programmate le cose orario per orario, curando anche la vostra salute: come utilizzate le vostre risorse fisiche durante la giornata? Quali risultati emotivi vi portate a casa la sera grazie alla vostra programmazione?

3- mettere in pratica ciò che abbiamo immaginato

  • pianificate: scrivete ciò che ha valore per voi, fate un vero e proprio elenco di ciò che è importante fare e vivere e suddividete il tempo giornaliero in azioni che diano spazio agli elementi del vostro elenco. Mettere attenzione alla pianificazione ci aiuta a renderci conto che spesso inseriamo nell’organizzazione quotidiana più cose di quelle che è possibile fare, generando accumuli di impegni e soprattutto di pensieri che tolgono tantissima energia e abbassano il livello emotivo
  • seguite le azioni che avete scritto: prima di dire “non funziona” fate passare almeno un mese. Ci vuole tempo, per i cambiamenti
  • sganciatevi dall’aspettativa del risultato
  • mettete attenzione alle sensazioni che provate mentre agite
  • mettete attenzione al presente, a ciò che accade intorno a voi

Abbiamo dentro di noi tutte le risorse, tutta la bellezza, che ci serve per vivere in pienezza questa vita. Lo so, spesso ce lo siamo dimenticato, spesso siamo stati convinti che non sia così o addirittura ci percepiamo mancanti, incompleti, limitati.

Gli animali hanno la capacità di amare incondizionatamente ovvero senza condizioni. Proviamo a prendere esempio e togliamo a noi stessi la maggior parte delle condizioni che ci siamo autoimposti per vivere e valutare. “Sono bravo se”, “Sono amato se”, “Mi merito questo o quello se”.

Ogni essere vivente è unico, ogni essere vivente è la testimonianza di talenti e doti uniche. Se non vengono mostrate, se restano nascoste, saranno perdute per sempre e questo mondo avrà perso quella possibilità di essere arricchito in quel modo speciale.

Vedete voi stessi con l’unicità che vi rappresenta, osservatevi con occhi liberi da aspettative e condizioni. Vedete voi stessi pienamente meritevoli di vivere serenamente. E poi osservate come cambia la relazione col vostro animale compagno di vita. Resterete stupiti.

La bellezza in un solo giorno

Oggi giorno di riposo. Tante le cose da fare, non porto avanti le attività di Relazione Specchio® ma ce ne sono molte altre che richiedono attenzione.

Tuttavia stamani il sole autunnale mi ha invitata a prendere una pausa ed essendomi alzata presto e avendo sbrigato le faccende più importanti, ho scelto di uscire a spasso con Marley, armata di macchina fotografica. Sono tante le bellezze incontrate oggi, in questi scatti ne riassumo alcune: fiori, compagni animali, sguardi, amicizia, sole, parole, linguaggi, espressioni. C’è così tanta bellezza nel mondo! 

“La bellezza è negli occhi di chi guarda”

“Cambia lo sguardo e cambierai il mondo”

Condivido istanti della bellezza incontrata oggi:

1. Un amico incontrato durante la passeggiata mattutina proprio dietro casa

2. L’acqua fresca di una fontana antica

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3. Un piccione nel suo pisolino mattutino

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4. Stupirmi per quello di cui ti sorprendi e ti incuriosisci tu

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5. La natura nel clima autunnale, con i suoi colori e le sue forme

6. Ricordarsi la bellezza nelle sfide, nelle salite, da affrontare

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7. Incongruenze stagionali che tuttavia generano accostamenti di colore

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8. Un’amica ritrovata, anche se per poco più di un’ora, la cui presenza resta nel cuore per molto di più

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Per tutto questo e per molto altro, una sola parola e una grande vibrazione: GRATITUDINE!

E tu, che cosa hai incontrato di bello oggi? Qual è la bellezza nella tua giornata? Che cosa scegli di vedere?

Condividilo se vuoi nei commenti 🙂

Date valore a ciò che fate! Date valore al vostro tempo, perché il tempo è vita

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Questa è una riflessione che ho in testa da un po’ e voglio condividerla perché il tempo che abbiamo e viviamo è la nostra vita stessa.  Troppo spesso ci approfittiamo dei periodi in cui c’è salute fisica e psichica, per poi arrivare ai momenti in cui si creano delle difficoltà e rimpiangere ciò che “non abbiamo potuto fare” prima delle difficoltà e “non possiamo fare” adesso che ci sono le difficoltà. La vita dei nostri animali prevede meno anni di vita rispetto alla nostra e spesso ci troviamo a vederli invecchiare e ci accorgiamo che non ce li siamo goduti e vissuti abbastanza. 
Il tempo e l’attenzione sono temi fondamentali per la relazione con gli animali. 
Gli animali non solo vivono nel presente, nel famoso qui e ora, ma sono costantemente connessi a tutto ciò che li circonda: le vibrazioni dell’ambiente, le emozioni degli altri esseri viventi, la forza vitale, l’energia delle relazioni. Se ci sono dei disequilibri, gli animali possono scegliere, poiché più consapevoli dell’importanza dell’equilibrio ecologico ovvero dell’equilibrio nella connessione tra tutto e tutti, di assumersi la responsabilità di sanare quel disequilibrio. Ovvero, mettono attenzione e azione nel portare nuova stabilità. 
Come? In tanti modi, tra cui:
presentando comportamenti che ci facciamo generare delle emozioni, magari le stesse che non ci permettiamo di esprimere. Ad esempio: il mio cane che abbaia e mi crea disagio perché temo che disturbi gli altri. Dov’è la mia attenzione? Al disturbo, quindi può essere che io per prima controlli le mie azioni e i miei pensieri perché “temo di disturbare”.
presentando comportamenti che esprimono quelle emozioni che non ci permettiamo di vivere. Ad esempio: animali che mostrano comportamenti di tipo aggressivo, poiché la rabbia è una delle emozioni che vengono più trattenute dall’essere umano ed espresse in modo inefficace. Infatti tranne nei momenti in cui “esplodiamo”, non ci permettiamo di mostrare rabbia in modo deciso, sano, senza ricorrere a una perdita di controllo delle azioni efficaci. Trattenere la rabbia significa sfogarla solo quando ci fa perdere il controllo, quando si urla, quando si diventa intolleranti, quando non si è più in grado di pensare lucidamente, quando si compiono azioni distruttive. Esprimere la rabbia in modo efficace significa saper dire dei “no” in modo sereno, al momento che ci sentiamo di dirli, significa comunicare agli altri ciò che non accettiamo, ciò che non ci piace, senza sentirsi in colpa, ma nel pieno rispetto di noi stessi e dell’altro. Significa saper costruire dei limiti che tutelano il nostro equilibrio psicofisico. Purtroppo nella cultura odierna la rabbia è un’emozione inaccettata, che siamo stati educati a reprimere, verso cui viene mostrata disapprovazione a prescindere, per cui poi si trasforma in tragedia poiché esce in modo incontrollato. I nostri animali spesso la mettono in scena per noi, a partire dalle nostre vibrazioni, e ce la mostrano prima che esca in modo inefficace.
attraverso sintomi fisici e malattie. Il nostro corpo è energia, funziona attraverso impulsi elettrici (il sistema nervoso, il sistema cardiaco) e impulsi chimici (sistema neurotrasmettitori, ormoni, enzimi, ecc). Ogni impulso genera delle precise onde vibrazionali, che gli animali sentono benissimo. Quando il corpo è in equilibrio si generano delle onde, delle frequenze precise, altrimenti cambiano in base al tipo di disequilibrio. Gli animali possono generare delle onde attraverso il loro corpo per equilibrare le nostre onde disfunzionali. Se tutto questo avviene per periodi brevi di tempo, non ci sono danni. Se invece il tempo è medio-lungo, il corpo dell’animale può entrare esso stesso in disequilibrio e mostrare sintomi fisici e malattie. Ecco perché è importante prendersi cura di noi stessi, è la sola vera strada per prendersi cura degli altri: come mi alimento, come nutro il mio corpo? Quali pensieri mi accompagnano tutto il giorno? Quali emozioni e situazioni mi permetto di vivere? Quali subisco? Quali reprimo? In particolare i pensieri generano la chimica nel nostro corpo e sono responsabili della nostra salute o malattia e spesso anche di quella dei nostri animali. Ci sono tanti studi e libri a riguardo, vi consiglio principalmente quelli del Dr Claudio Pagliara, della Dott.ssa Erica Poli e di Bruce Lipton.
La soluzione? Ce ne sono sempre tante possibili, ma il fulcro è: dare attenzione a ciò che è bloccato e liberarlo, ridare fluidità allo scorrere di pensiero, emozione, energia. E’ la stessa fatica che si fa nel continuare a vivere in situazioni che creano disagio, affrontare ciò che non conosciamo e fa paura è difficile ma almeno si va verso la libertà emotiva e più benessere nel vivere. Gli strumenti sono tantissimi, i Mediatori della Relazione Specchio® ne conoscono di tante tipologie diverse.
Come si trasforma questo nel quotidiano? Vi faccio un esempio, da cui è partita questa riflessione più ampia.
Spesso mi viene chiesto se “quando ho due minuti” posso “dare un consiglio”. Ora io i due minuti li ho e ne dedico anche dieci di minuti ad ascoltare, volentieri.
Oppure “passa da me quando hai tempo”. In questo caso, quale tempo? Tempo libero da impegni, il mio tempo che se è libero da impegni un motivo c’è? Tempo di lavoro? Tempo di vacanza? Tempo di pranzare? Tempo di prendere un caffè? E poi per che cosa, qual è la richiesta?
Mi rendo conto che ci sono tante emozioni disturbanti che bloccano le richieste e ne fanno sminuire l’importanza. Infatti l’associazione con animali che presentano comportamenti particolari è alta.
Il “consiglio” scelgo di non darlo, perché ciò che offrirei sarebbe un “giudizio” basato sulla percezione di ciò che mi è arrivato in quel momento, con le informazioni, ovviamente soggettive e quindi parziali rispetto al totale, che mi sono state fornite. Se dessi “il consiglio” farei danni e mancherei di rispetto. Posso semmai dare un feedback su ciò che ho sentito emozionalmente. Cerco di far capire che se è importante occorre dargli tempo e spazio.
Voglio infatti portare l’attenzione all’investimento che facciamo su ciò che riteniamo importante. Se facciamo una richiesta significa che c’è un bisogno a cui rispondere. E quale che sia ha pieno diritto di esistere ed essere accolto. Quando poi le richieste riguardano la relazione con i nostri animali, con chi amiamo, relegare la risposta a quel bisogno a momenti casuali, interazioni fugaci, affidarli al caso al “se” e ai “forse”, sminuisce quella relazione, quell’affetto. Io mi rifiuto di dare “consigli” in tali contesti non perché non accolgo la richiesta o perché voglio offrire altro, ma perché vorrei che fosse dato il giusto valore a:
– il bisogno dietro la richiesta
– la richiesta stessa: se chiedo qualcosa vuol dire che è importante quindi devo porre delle precise condizioni per fare in modo che ci sia una risposta efficace
– il motivo per cui faccio quella richiesta: ciò che è importante è degno di spazio e tempo rispettosi e adeguati.
Ma davvero vogliamo affidare ciò che amiamo al caso? Al pensiero di qualcuno che ha informazioni parziali?
Dare tempo e spazio a ciò che è importante è fondamentale! Sia perché, appunto, il tempo è la nostra vita che scorre, sia perché quello a cui teniamo è tutto ciò che arricchisce quella vita e crea emozioni gratificanti. Dobbiamo dargli merito e rispetto! Se poi riguarda i nostri animali … ancor di più essi meritano tempo e spazio visto che già adattano le loro vite ai ritmi delle nostre.
Per fare qualcosa di pratico, vi propongo un esercizio in due passaggi per identificare i valori:
– scrivete tutto ciò che ha valore per voi. Prendete un foglio bianco e elencate ogni cosa che vi viene in mente, senza stare a pensarci troppo
– poi date un ordine di importanza ai vostri valori, perché si, vi accorgerete che ogni valore sebbene importante, non lo è come altri. Quindi: create la scala di priorità dei vostri valori. Ad esempio: se nei miei valori ho scritto fiducia, amore, amicizia, rispetto, dovrò comprendere cosa ritengo più importante per me. La domanda da farsi può essere “tra amicizia e fiducia a cosa rinuncerei?”. La risposta è il valore che ha meno importanza rispetto all’altro.
Fatto questo esercizio, vi troverete ad avere ben chiara la vostra mappa di orientamento in questo mondo: ve ne eravate mai accorti? Ci avevate mai pensato?
Da adesso in poi, ogni decisione che prendete, deve essere ben aderente ai valori più alti nella vostra scala. Altrimenti si generano conflitti interiori e sensi di colpa che ben poco gioveranno alla vostra salute fisica e psichica e a quella di chi vi sta intorno. E siate consapevoli che ogni individuo, animale e umano che sia, ha la propria scala di valori e il trovarsi ad avere posizioni diverse rispetto ad un valore non è sinonimo di cattiva volontà o insensibilità; semplicemente, siamo diversi, potete però cercare di passare il vostro tempo con chi ha valori simili.
Nella consulenza Relazione Specchio® posso aiutarvi a comprendere quali elementi sfuggono all’attenzione, quali pensieri ed emozioni determinano situazioni e comportamenti e fornire strumenti per attuare cambiamenti efficaci. Ma vi garantisco che essere consapevoli dei valori che ci guidano e restare ad essi aderenti dà una grandissima spinta all’autorealizzazione e al benessere interiore. E aiuta a fare richieste efficaci e a vivere il tempo che abbiamo in modo coerente con chi siamo.
Provate e se vi va condividete i risultati su questa pagina o potete scrivermi via mail all’indirizzo fantasiacinofila@gmail.com.
Vivete il tempo in modo efficace, programmandolo secondo ciò che è importante, secondo ciò che davvero scegliamo e secondo i bisogni che abbiamo, dando spazio ai doveri ma anche alle tante cose gratificanti che esistono se gliene diamo la possibilità!
Vi auguro un tempo efficace, ogni giorno!
Vorrei un tempo libero
libero veramente
adatto per sognare o per quel che passa in mente.
Vorrei un tempo vuoto, ancora da inventare,
riempirlo a poco a poco e poi lasciarlo andare.
Vorrei un tempo lento, che non finisse più.
Continua questa storia, cosa vorresti tu?
Dal libro “Vorrei un tempo lento lento” di L.Del Gobbo e S.Fatus

Il flusso della vita, per tutti gli esseri viventi. Il potere delle scelte. Un monte che brucia, il mondo che ha bisogno di essere nutrito

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Sono passati un po’ di giorni dall’ultima volta che sono riuscita a scrivere sul blog. L’estate, con le belle giornate, lunghe e calde, ha ceduto il passo all’autunno, al settembre in cui si ricomincia con le attività, le difficoltà quotidiane, i progetti per i mesi futuri.

Ho ricominciato con le consulenze, ho inaugurato gli eventi formativi, ogni giorno incontro animali straordinari e persone bellissime, insieme investiamo tempo ed energie nell’osservare dubbi, incertezze, emozioni disturbanti e volgerle ad una condizione che gratifica e soddisfa molto di più. Insieme viviamo nuove avventure, divertenti ed emozionanti.

Tanti casi diversi, espressioni, voci, sogni. Tanti doni, tanta condivisione. Ne esco sempre grata e ad ogni giornata in cui riesco in qualcosa, vorrei fare ancora di più.

Le mie attività possono raccontarle bene chi le prova poiché sono complesse. Posso dire che metto in pratica le conoscenze sulla relazione e sulle neuroscienze, fornendo strumenti per capire la propria realtà e vivere in modo respons-abile, ovvero praticando azioni abili a generare emozioni gratificanti e a comprendere le emozioni disturbanti. Il cuore di tutto è: stare nelle emozioni, stare nelle proprie scelte, essere grati a noi stessi.

Poiché emozioni arrivano continuamente da noi stessi, dagli altri, dalla nostra storia.

Emozioni arrivano anche dalle vicende del mondo: in questi ultimi giorni l’incendio del monte Serra, il cuore dei monti pisani, un luogo in cui la maggior parte di coloro che sono nati in questa zona conoscono e amano, ha devastato la natura, distrutto vite, straziato i cuori. Io ne sono stata pienamente travolta e, di riflesso, Marley è giù di tono, con un malessere che non si identifica bene da martedì mattina. D’altronde è l’anima a me emozionalmente più collegata.

Guardo intorno a me e, se da un lato vedo che ci sono tantissimi strumenti, alla portata di tutti, per comprendere e migliorare le condizioni di vita, da un altro lato osservo e capisco che ogni essere vivente ha il suo viaggio da vivere. Ci creiamo punti di certezza, ci appoggiamo a convinzioni e credenze, fino a quando la vita non torna a ricordarci che viviamo tutti in un flusso. In cui non esiste il “mio” e il “tuo”, esiste l’interconnessione, poiché anche se ci sembra di essere separati siamo tutti quanti connessi dalla stessa energia, le stesse vibrazioni, lo scambio di emozioni, l’influenzarsi per i comportamenti, gli avvenimenti, le scelte. Viviamo nell’era della velocità, del tutto e subito, nell’illusione di poter avere una “stabilità” creata dal benessere, dal comfort, dal non mettersi in discussione, dal giudicare gli altri, dal “fare il mio”. Mentre il flusso della vita, che è continuo cambiamento, che è connessione col tutto, continua a tornare a ricordarci che le scelte che facciamo creano non solo il nostro mondo, ma il mondo in generale.

L’odio, l’intolleranza, la prevaricazione, il giudizio, le credenze sull’abnegazione, il risentimento, l’amore condizionato, creano moltissimi comportamenti di timore, chiusura e rifiuto, visibili nei loro riflessi: c’è sempre meno il darsi il buongiorno, si cercano facili soluzioni anziché porsi domande, c’è molta prevaricazione nelle relazioni, c’è il lamentarsi anziché il sostenersi. Anziani, bambini, cani, cavalli, un po’ tutte le fasce meno influenti e meno capaci di imporsi, devono “fare ciò che gli chiedo”, “non disturbare” e/o “essere educati” in cui educazione significa essere allineati a modelli prestabiliti, regole decise da altri. Ci affanniamo per rispondere agli eventi della vita, spesso utilizzando il controllo e l’iperattenzione. Fino ad una certa soglia è una risposta biologica al sopravvivere; poi diviene una modalità di relazionarsi al mondo, agli altri, a noi stessi, disfunzionale, senza empatia. Gli individui, da soggetti divengono oggetti. Piena dimostrazione ne danno gli animali-cibo: oggi moltissime persone sanno cosa sono e cosa avviene negli allevamenti intensivi, ma anziché fare scelte determinanti per cambiare queste realtà, ci si chiude gli occhi. Sono ben consapevole che c’è “un sistema” molto più grande dei singoli … ma quel “sistema” è formato dalle scelte di quei singoli e di molti altri.

Applicare consapevolezza, divenire consapevoli, non significa andare in giro con l’aureola in testa predicando l’amore fraterno o “sapere tutto”. Anzi. Significa sentirsi umanamente vivi e fragili, significa mettere attenzione in ciò che facciamo e soprattutto sul perché. Possiamo farci domande sul perché utilizziamo alcune parole anziché altre, perché un certo tono di voce, perché mi alzo la mattina già stanco, di che colore è la mia giornata, perché dò spazio alla rabbia anziché alla gioia, perché non ci ringraziamo per ciò che facciamo, perché non vedo negli altri le mie stesse emozioni, perché credo di dover lottare per il merito di essere amato/a.

Ci sono tante credenze e pochissima attenzione a quel che viviamo davvero. Gli animali, soprattutto quelli che vivono nelle case, ce lo ricordano continuamente con i loro comportamenti, le loro malattie. Peccato che spesso vengono semplicemente interpretati e etichettati.

Io credo nell’informazione e nella presenza. La mia scelta non è quella di vivere attraverso ciò che faccio, ma di prendermi cura di quello in cui credo e condividere ciò che so. Credo nella collaborazione, ignoro la competizione. Credo nel sostegno reciproco e nella crescita possibile, nella bellezza di ogni individuo. E questo porto avanti, la mia attenzione è sulla convinzione che un mondo migliore non solo è possibile ma già esiste. Io lo vedo ogni giorno. E va nutrito per farlo crescere. Come? Attraverso pensieri ed azioni, attraverso le vibrazioni delle nostre emozioni. Pensi con giudizio, crei rifiuto. Pensi con amore, crei rispetto. Pensi prendendoti cura di te stesso, crei accoglienza e accettazione. Pensi con rabbia, crei distruzione.

Spero che sempre più anime pongano intenzione a condividere il nutrimento benefico anziché quello della separazione. Il monte bruciato, stampato nel mio cuore, mi ha ricordato questa lezione: non dare nulla per scontato, mettere attenzione al presente, nutrire il mondo che già c’è per farlo crescere e ricrescere, ancor più bello e rigoglioso.

Non sono gli altri, siamo noi. Sei tu, ogni cosa che vivi è frutto di una tua scelta. Metti attenzione a quale essa sia, a come ti senti, a cosa ti senti in dovere di fare e a cosa invece vorresti fare. Quale vita ti stai impedendo di vivere? Quali emozioni? Là troverai la risposta.

Qualsiasi sia il tuo ruolo o i tuoi ruoli in questo mondo, puoi utilizzarlo/i in tanti modi: per far crescere altri o per farli sentire mancanti, per essere esempio di amore o generatore di paura e rabbia, per accogliere o criticare. Ciò che fai nutre il mondo, portando la vita o portando la morte.

Non è mio solito mettere attenzione alle mancanze. Perché so bene che porre attenzione alla mancanza crea e rinforza la mancanza stessa. Ma in alcuni momenti non posso essere cieca. Ci sono momenti in cui l’attenzione va dove c’è bisogno che vada, ovvero al bisogno di divenire responsabili dei propri pensieri, delle proprie azioni, e di ciò che esse generano.

In questi giorni si sta svolgendo il congresso italiano di Yoga della Risata. No, non sono tanti perditempo che hanno scelto di ridere perché non hanno altro a cui pensare. Questo significa tapparsi gli occhi di fronte alle possibilità e alle scelte coraggiose (che tu magari non sai fare). Sono persone che soffrono e amano come tutti, ma scelgono di agire sul mondo attraverso la risata incondizionata ovvero quella che nasce dal connettersi con la gioia che abbiamo dentro per nostra stessa natura. Mettono attenzione e azione alla bellezza.

Le azioni disastrose sono il frutto di folli è vero, ma come esistono anime ricettive e sensibili al piacere e all’accoglienza, così esistono anime ricettive e sensibili al dispiacere e al rancore.

Il fulcro è ancora là: dove metti attenzione? cosa scegli di fare ogni giorno?

Mentre ero con Brando, il cavallo mio partner, è passato vicino a noi un gregge di pecore. Brando si è spaventato e mi è venuto spontaneo osservare “che strano che abbia paura delle pecore”. Sergio, la nostra guida – istruttore, mi ha risposto semplicemente “finché non capisce cosa sono e che non sono pericolose non potrà smettere di avere paura”. Verità.

E così accade a noi, solo con l’esperienza attenta, presente, e facendoci domande cercando le risposte insieme a chi ci aiuta a trovarle, scopriamo il mondo, per come lo viviamo. Non abbiamo bisogno di chi ci dà le risposte, non saranno mai le nostre. Non abbiamo bisogno di credere di dover soffrire, siamo qua per vivere e abbiamo la gioia dentro. Sperimentando ciò che davvero ci piace e ci dispiace, ciò che ci fa gioire, ci rattrista, ci fa arrabbiare, ci spaventa, creiamo la nostra individuale e unica mappa del mondo. Diversa per ogni essere vivente. L’essere umano odierno è spinto a vedere ciò che “funziona” e ciò che “non funziona” secondo l’ottica del “risultato”. Ci siamo spostati sull’ottenere, allontanandoci dal sentire, ma un cambio di rotta è possibile in ogni momento.

La natura e gli animali ci ricordano che ci vuole tempo. Tempo per imparare, tempo per vivere, tempo per morire. Tempo per conoscersi, tempo per organizzarsi, tempo per riposarsi, tempo per far uscire la gioia e il dolore. Tempo per riflettere, tempo per muoversi.

Tutti abbiamo tempo, anche se crediamo che non sia così. Abbiamo 24 ore al giorno, le stesse per ogni essere vivente. Scegliere dove mettere attenzione in questo tempo, scegliere i pensieri, scegliere quale emozione nutrire anche attraverso la volontà, fa la differenza.

Tu, veramente, da che parte stai?

Da quella di chi brucia la vita con la rabbia, il giudizio e il disprezzo o da quella di chi si impegna per nutrirla attraverso la gentilezza, l’empatia e l’esempio amorevole?

Quando lo sai, dirigi là le tue azioni. Non sarai solo, in un caso e nell’altro. E ti accompagnerà sempre la consapevolezza di ciò che crei in questa esistenza, che tu lo voglia o no. Se non sarà cosciente questa consapevolezza, te lo dirà il tuo corpo e i tuoi animali, la vita stessa.

Buon viaggio, augurandoti ottime scelte e buona intenzione-attenzione.

SINCRONICITA’ DELLA VITA: LA BELLISSIMA STORIA CHE UNISCE ASSO, BARBARA, BRUNA, GIO E VALENTINA

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Barbara è la compagna umana di Asso, giovane beagle, un anno compiuto a Dicembre 2017. Nel gennaio 2018 Asso inizia a presentare sintomi e disturbi fisici che vengono diagnosticati come “toxoplasmosi” in un primo momento, ed “epilessia” successivamente. Nonostante le cure, sintomi e crisi non passano. Iniziano mesi di visite mediche, analisi, cambiamenti di dieta, farmaci, integratori. Barbara si informa con tantissime figure mediche e professionali, ciascuno porta il suo prezioso contributo. Mercoledì 29 agosto Barbara mi chiama la mattina, Asso sta male, crisi continue. “Andiamo dal veterinario” mi dice. Io non me la sento, altre volte andare in clinica non è servito ad altro che a farci passare qualche ora sulle sedie della sala d’aspetto. “Andiamo a fare una passeggiata” propongo io. Salgo in macchina, raggiungo Barbara e insieme a Asso e Paglia andiamo in mezzo al verde. Parliamo, utilizziamo una tecnica di rilassamento. Asso ha altri due attacchi, ma è vivace, addirittura scappa via per inseguire la sirena di un’ambulanza. Ci salutiamo a fine mattina e le crisi sembrano interrompersi. Fino a metà pomeriggio, quando Barbara mi dice che Enrico, il suo compagno, sta portando Asso in clinica veterinaria perché le crisi erano ricominciate e non si interrompevano. Do la buonanotte a Barbara mentre Asso è in clinica, resterà lì e verrà sedato, come già accaduto altre volte. Ci diamo appuntamento per la mattina successiva, insieme dobbiamo presentarci ad un appuntamento importante. “Son due volte che provo a chiamare in clinica“, mi dice al nostro appuntamento delle 8.30 del 30 agosto “ma il telefono sembra come staccato oppure non mi risponde nessuno. Andiamo, se fosse successo qualcosa mi avrebbero chiamata, riprovo più tardi“. L’appuntamento occupa metà della nostra mattina, va tutto bene, ci salutiamo verso le 11.00. Ma poco dopo mi richiama Barbara “Asso è morto“. Un fulmine a ciel sereno, il respiro che si ferma per un lungo istante. “Arrivo, andiamo a prenderlo“. Disdico l’impegno successivo e ci rechiamo in clinica. Scopriamo qui che Asso ha smesso di respirare durante la notte ma, come era accaduto la mattina a Barbara, i veterinari non erano riusciti a comunicare con lei, il suo telefono risultava disattivo. Controlliamo il numero, controlliamo i telefoni, funziona tutto. L’appuntamento sarebbe saltato, ed era molto importante; Asso lo sapeva.

Due giorni dopo mi trovo a parlare con Valentina, anche Bruna, la sua breton compagna di vita, sta male e ci sono fatti accaduti nelle ultime settimane che hanno generato tristezza e confusione. Ci ripromettiamo di vederci, intanto sto in contatto a distanza con entrambe. Bruna è serena, Valentina spaventata. Giorni col fiato sospeso, incertezza, un cambio di clinica e poi, il 4 settembre, di nuovo quella frase che nessuno vuol sentire: “è morta“. Quando ci vediamo per discutere della situazione, è tardi. Ma emozioni, sensazioni, aspettative, desideri escono fuori. E hanno un centro di equilibrio che si chiama Gio.

Gio è un cucciolo di cocker fulvo nato con un’importante disfunzionalità fisica alle zampe posteriori, letteralmente piombato nella vita di Valentina due mesi prima.  Tra i due si è creato un forte legame. In questo periodo lei e molte altre persone hanno fatto per il piccolo Gio grandi cose, tanto che lui, sostenuto da una personalità assolutamente solare, affettuosa e vivace, cammina e saltella felice. La sua presenza ha però destabilizzato gli equilibri in famiglia, Bruna lo tollerava ma senza accettarlo completamente, Leo, l’altro breton di famiglia, di Gio non ne vuol sapere. Sono stati mesi particolari, sono accadute molte cose, sensazioni, parole, emozioni, equilibri che cambiano. Ma adesso che si fa? Bruna ha lasciato la sua famiglia in condizioni di incertezza, oltre al dolore per la sua assenza ci sono sfide da affrontare. Valentina prova la convivenza tra Leo e Gio ma i due cani non si capiscono.

Io, in contatto sia con Barbara che con Valentina, non avevo incontrato Gio fino a qualche giorno fa. Appena lo vedo mi salta evidente una possibile soluzione … ma i dolori sono recenti, le incertezze tante. Tuttavia …

Sabato 8 settembre chiamo Barbara al telefono. “Ho bisogno che mi aiuti a trovare famiglia per un essere speciale” le dico. Lei mi ascolta, mi lascia raccontare e poi, con una tono di voce incerto e speranzoso al tempo stesso, chiede “credi che potrebbe stare anche da me?“.

Chiamo Valentina, domenica 9 settembre ci incontriamo. Presentazioni, conoscenza, parole, racconti, condivisioni. Il lunedì siamo di nuovo tutte insieme, e in Valentina è maturata una scelta coraggiosa “se starà bene, e credo che sarà così, amato e accettato dall’intera famiglia, Gio verrà a stare da te“. Le scelte dei cuori buoni, dei cuori grandi, che mettono da parte l’ego per il bene dell’altro. Nuovi racconti, nuove condivisioni, per sincronicità emergono coincidenze significative nella vita di Barbara e Valentina.

Martedì 11 settembre, il pomeriggio, si festeggia il compleanno di Barbara … e la partenza di Gio. Valentina è serena, Barbara entusiasta, io contenta come la mattina di Natale. Le osservo, due donne, due mamme adottive, che si passano le consegne non solo delle cure che Gio deve proseguire, ma dell’amore che provano per lui, del filo che adesso le lega.

E la storia mica finisce qui ! Barbara e Valentina diventeranno Mediatrici della Relazione Specchio® e chi sarà il loro più importante collaboratore? Proprio Gio, l’essere speciale che ha creato scompiglio per portare nuovi equilibri, nuove consapevolezze, più amore, negli intrecci di vita di più persone.

Barbara e Valentina sentiranno sempre la mancanza dei compagni di vita scomparsi, ma legate dal piccolo Gio e grazie a tutto ciò che è emerso da queste vicende, posso dire che stanno già camminando in questa vita con prospettive più ampie, nel pieno fluire di quella vita che ci coinvolge e ci lega tutti gli uni agli altri. Perché la vita è un flusso, composto di tantissimi elementi. Quando eventi si incontrano possono generare equilibri di tanti tipi, basati sulla mancanza, la perdita, il rancore o sul sentire, sull’accogliere, sul permettere. Barbara e Valentina hanno affrontato la sfida prima di tutto con se stesse, col loro stato emotivo e le loro ferite e poi hanno scelto di guardare all’opportunità che la vita aveva messo loro davanti: accogliere di nuovo la vita stessa. Restare nella mancanza crea nuova mancanza, scegliere di accogliere crea accoglienza e nuovo amore. Le due donne hanno scelto di guardare a ciò che c’è, consapevoli del dolore che si porteranno dentro. Ma così facendo il dolore si dissolve nella felicità di nuovi passi, nuove emozioni e nuove avventure da vivere.

Per tutti noi ci saranno sempre eventi del passato che, visti nell’ottica del presente, potevano “andare in un altro modo”. Ci sono e ci saranno sempre ferite che fanno male, vuoti che restano tali. Ma il passato non può essere cambiato, perché in quei momenti abbiamo fatto del nostro meglio per chi eravamo in quel momento, con le informazioni e le emozioni che ci appartenevano in quel momento. Si può però guardare a chi siamo diventati, anche grazie a quelle esperienze, e concentrarsi sull’oggi. Guardare indietro e giudicare, giudicarsi, può generare solo dolore. Certo, da eventuali errori si può imparare. Senza giudicarli però, guardando al passato come all’opportunità che abbiamo avuto per imparare. Orientare la propria attenzione significa decidere di cosa e come nutriamo il nostro mondo interiore, la nostra mente, le nostre emozioni. Che guidano poi le nostre azioni. Nutrici di risentimento, rabbia, tristezza, non può portare che ad altre situazioni ed emozioni simili. Nutrici di speranza, possibilità, creatività, fiducia genera nuove condizioni, diverse possibilità.

Buone scelte a tutti noi e Grazie ai protagonisti di questa storia per ciò che ci avete mostrato.

“Non sono le tue capacità a dire chi sei. Sono le tue scelte” J.K. Rowling

IL CUCCHIAIO DAL MANICO TROPPO LUNGO, estratto dal libro “La Felicità sul comodino” di Alberto Simone

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IL CUCCHIAIO DAL MANICO TROPPO LUNGO

di Alberto Simone (nel libro “La Felicità sul comodino”)

Un giorno, un sant’uomo si rivolse a Dio e gli chiese:

“Signore, mi piacerebbe sapere come sono il Paradiso e l’Inferno”.

Dio lo condusse davanti a due porte, ne aprì una e gli permise di guardare all’interno.

C’era una grandissima tavola rotonda. Al centro della tavola, un enorme recipiente contenente cibo dal profumo delizioso.

Al sant’uomo venne l’acquolina in bocca.

Le persone sedute attorno al tavolo erano magre, dall’aspetto livido e malato. Avevano tutte l’aria affamata. Avevano dei cucchiai dai manici lunghissimi, attaccati alle loro braccia. Tutti potevano raggiungere il piatto di cibo e raccoglierne un po’, ma poiché il manico del cucchiaio era più lungo del loro braccio, non potevano accostare il cibo alla bocca.

Il sant’uomo tremò alla vista della loro miseria e delle loro sofferenze.

Dio disse: “Hai appena visto l’Inferno”. Poi Dio e l’uomo si spostarono alla seconda porta. Dio l’aprì.

La scena che l’uomo vide era identica alla precedente: la grande tavola rotonda, il recipiente che gli fece venire l’acquolina, le persone intorno alla tavola avevano anch’esse i cucchiai dai lunghi manici.

Questa volta, però, erano ben nutrite, felici e conversavano tra di loro sorridendo.

Il sant’uomo disse a Dio: “Non capisco!”

“E’ semplice” rispose Dio ” Hanno imparato che il manico del cucchiaio troppo lungo non consente di prendere il cibo per se stessi, ma permette loro di darlo al proprio vicino. Così hanno imparato a nutrirsi a vicenda! Quelli dell’altra tavola, invece, non pensano che a se stessi …”

Inferno e Paradiso sono due luoghi simili: siamo noi a fare la differenza.

Ho voluto condividere questo racconto perché troppo spesso ci scordiamo che nutrire se stessi significa anche nutrire chi ci sta intorno. Le situazioni, le persone, le relazioni, che viviamo sono ciò che offriamo a noi stessi e con cui alimentiamo corpo e anima.

In salute e in malattia, finché comprensione non le separi

 

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Ogni giorno il corpo degli esseri viventi produce scambi biochimici ed energetici, sia all’interno del corpo sia con l’esterno.

In condizioni di equilibrio questi scambi sono efficaci, ovvero trattengono ciò che nutre il corpo ed eliminano ciò che non serve o lo intossica.

Si possono tuttavia creare delle condizioni per cui l’equilibrio si rompe, in cui il sistema biologico, in particolare il sistema immunitario, non è più in grado di svolgere il suo compito.

Perché accade questo? I fattori sono molteplici e tra i principali ci sono:

– cattiva alimentazione: è possibile che il corpo non riceva i nutrienti giusti per scambi biochimici efficaci. Introdurre cibi inadeguati, carenti, raffinati, carichi più di sostanze chimiche artificiali che di molecole nutritive, produce l’effetto di sentirsi sazi senza essere nutriti

– intossicazione cellulare: sappiamo oggi che le cellule del corpo sono “senzienti” ovvero sono in grado di ricevere messaggi dal corpo e ad essi rispondere. Le cellule accolgono principalmente gli impulsi che arrivano dal sistema nervoso, sono ricettive di messaggi vibrazionali. Tali messaggi determinano le sostanze che la cellula decide di far entrare o meno al suo interno (per chi volesse approfondire consiglio i libri di Bruce Lipton) da cui consegue equilibrio o disequilibrio, salute o malattia. Ogni cellula in pratica ha la capacità di discriminare cosa le è utile e cosa è inutile e tale capacità varia a seconda dei messaggi vibrazionali che riceve

– l’influenza di credenze, emozioni, convinzioni: il dialogo mentale umano produce stimoli nervosi che giungono in tutto il corpo. “Identificarsi” in alcune credenze e convinzioni, significa che alcuni pensieri possiedono tutta la nostra attenzione e generano precise emozioni, in un processo estremamente influente sulla quantità e tipologia di messaggi vibrazionali che programmanno le cellule del corpo

In pratica siamo in continuo scambio di prodotti, col nostro mondo interiore e col mondo esteriore. Difficile è capire la qualità di questi prodotti trattandosi principalmente di nutrienti o tossine invisibili.

Possono dircelo sia il nostro corpo, attraverso disagi e sintomi, sia gli animali che vivono con noi, particolarmente sensibili ai messaggi vibrazionali nell’ambiente e ai cambiamenti chimici del nostro corpo.

Ciò costituisce una grandissima opportunità per migliorare la vita di tutti quanti, la nostra, quella di chi vive con noi e tutto il pianeta in generale. Prendendo consapevolezza di quali sono i messaggi che inviamo agli altri, di quali pensieri dirigono la nostra attenzione, dell’emozione a cui più spesso permettiamo di influenzarci, prendiamo consapevolezza di come decidiamo di nutrirci, di cosa accogliamo e di cosa rifiutiamo. Se pensiamo costantemente a tutto ciò che non va in questo mondo, ai torti subiti, alle ingiustizie sofferte, ai difetti che pensiamo di avere, alle mancanze, stiamo nutrendoci di tristezza, pessimismo, scoraggiamento. E produrremo un campo che nutre altri di queste stesse sensazioni. Se orientiamo l’attenzione alle cose belle che ci sono, che abbiamo, la presenza di chi amiamo, un abbraccio, la salute fisica, i sogni che ci animano, il cibo sulla tavola ogni giorno, stiamo nutrendoci di amore, gratitudine, gioia. E faremo in modo che chi ci è vicino senta il calore della nostra presenza. Ci sono un sacco di cose (generalmente molto belle) che diamo per scontate mentre ci angustiamo su molte altre che sono variabili e non sotto il nostro diretto controllo, che conosciamo solo in una versione riportata da altri, magari non vissuta come esperienza nel presente.

Oggi la condizione maggiormente presente è l’ansia. Si tratta di uno stato interiore di allarme, di un preciso campanello che suona a comunicarci che qualcosa non va. Occorre chiedersi a cosa stiamo dando o non dando attenzione e perché. Possiamo iniziare semplicemente facendo attenzione a cosa pensiamo e come parliamo a noi stessi. Se ci ripetiamo varie volte al giorno “sei incapace di” come possiamo accorgerci di tutte le cose che ci riescono bene? Se abbiamo fatto nostro un giudizio dato da altri come può essere “non finisci mai ciò che inizi” come potremmo sperare di provare gratitudine ed entusiasmo verso il nostro lato creativo, verso il processo di tentativi e scoperta che abita in ogni essere vivente e ci permette di scoprire chi siamo? Se ci giudichiamo e ci paragoniamo saremo costantemente rigidi verso noi stessi. Ma la vita è cambiamento, è flessibilità. E se giudico me stesso, se non vedo davvero la bellezza che abita in me, come posso riuscire a vedere veramente chi è un altro individuo, la sua bellezza?

Le neuroscienze ci hanno mostrato come ogni emozione, in quanto veicolata da precisi neurotrasmettitori, abbia organi-bersaglio che più facilmente accumuleranno i messaggi portati da quei neurotrasmettitori. Il nostro corpo ci parla.

Gli animali sono in grado di sentire il campo vibrazionale generato dai nostri pensieri e dalle nostre emozioni e ad esso rispondono comportandosi in un modo piuttosto che in un altro, sviluppando alcune caratteristiche piuttosto che altre. Le vite degli individui si intrecciano perché si attraggono reciprocamente (facciamo tutti parte di una grande campo energetico universale), quindi sebbene ognuno porti in sé le impronte e le memorie del corpo, le caratteristiche fisiche, percezioni e proiezioni uniche e irripetibili, e le esprima e le comunichi in modo particolare, la connessione è data da come scambiamo tutto questo.

E anche noi siamo capaci di sentire quei campi vibrazionali: insieme agli animali e in natura iniziamo a “sentirci bene” senza neanche saper spiegare perché; accanto ad alcune persone che ci riempiono di lamentele ci capita di sentirci stanchi e privi di energie, senza neanche saper spiegare perché.

A questo punto va detto che la nostra mente razionale, cosciente, è quella che influenza meno di altro le nostre scelte. Noi crediamo di prendere decisioni razionali ma in realtà ciò che arriva alla parte cosciente è già stato sentito, analizzato, confrontato e scelto. Per cui noi attuiamo la scelta sulla scelta. Connettersi alle proprie sensazioni e osservare a cosa diamo attenzione ci apre alla possibilità di scegliere davvero. Di capire cosa vogliamo e come e soprattutto perché. Ci permette di generare la propria intenzione (che è diversa dalla motivazione).

Un esercizio utile è porsi la domanda “cos’è che do per scontato in questa situazione?”. Provate ad elencare tutti gli elementi che fanno parte di una situazione mettendo attenzione a ciò che vi sembra che sia immutabile, indiscutibile. Poiché ciò che ci sembra immutabile è la credenza stessa che sorregge un pensiero, dei comportamenti, varie scelte. Potrebbe anche essere difficile riconoscere quel particolare elemento. Un esempio: mesi fa mi sono trovata a chiedermi il motivo per cui alcune delle indicazioni che fornivo relative al linguaggio dei cani non venissero facilmente comprese dai loro compagni umani. Nell’elenco delle componenti la situazione c’erano: parole usate per comunicare con la persona, chiarezza delle spiegazioni, grado di facilità/difficoltà delle attività pratiche. Avevo cercato di migliorare questi elementi, poi mi sono accorta della credenza. L’elemento che non avevo nemmeno considerato era “grado di conoscenza del proprio linguaggio del corpo” relativo alla persona stessa. Stavo dando per scontato che ogni persona conoscesse il perché dei propri comportamenti, dei propri gesti. E così non era. Da quando ho introdotto sessioni di osservazione e informazione propriocettive, le cose sono cambiate.

Siamo esseri in continua relazione e scambio. Persino il cervello stesso è stato definito un organo relazionale. Divenire consapevoli di cosa scambiamo, della qualità di questo scambio, ci permette sia di migliorare il nutrimento del nostro corpo sia di rifiutare tutto ciò che ci intossica, ci toglie le emozioni gratificanti e ci orienta verso scelte inefficaci per il nostro benessere. E se amate gli animali vi accorgerete di quanto cambi il loro comportamento nel momento in cui la relazione con noi stessi e col mondo si orienta verso l’equilibrio benefico. In sostanza si tratta di scegliere se dare o togliere il dono immenso del benessere, a voi e a loro.

“Abbiamo imparato che ad ogni situazione del nostro vissuto corrisponde uno schema di pensiero, che la precede e la mantiene tale: sono infatti gli schemi ricorrenti a creare le nostre esperienze. Dunque, cambiando gli schemi, possiamo cambiare anche ciò che sperimentiamo”

L.Hay

” La vera salute, e l’unica felicità possibile in questa vita, si ottengono curando le nostre paure più profonde e perdonando noi stessi per non essere all’altezza delle nostre stesse aspettative”

A. Simone